Indebolire la verità cristiana non porta frutto

Molti cristiani stanno scambiando l’amore con il sentimentalismo, cercando così di togliere ogni drammaticità alla vita cristiana

Caro direttore, noto che molti cristiani (e tra essi molti cattolici) pensano di rendere più facile e accoglibile l’annuncio di Cristo, a cui tutti siamo tenuti, indebolendo o, addirittura, demolendo la verità portata e predicata da Gesù. Molti tentativi in questo senso hanno già dimostrato tutta la propria inconsistenza. Le chiese degli anglicani sono praticamente vuote, anche se quelle autorità hanno fatto di tutto per annacquare la loro dottrina. La stessa cosa sta capitando a tanti settori del protestantesimo. Indebolire la verità cristiana, insomma, non porta alcun frutto.

In casa cattolica, si sta profilando lo stesso fenomeno, anche se l’esperienza di questi ultimi 50 anni dovrebbe insegnare esattamente l’opposto: infatti, tante persone sono tornate al cristianesimo oppure si sono ad esso convertite perché hanno incontrato esperienze che hanno avuto il coraggio di non adeguarsi alla debolezza mentale e spirituale dei tempi ed hanno annunciato la presenza di Cristo in modo certo, deciso ed integrale (non integralista). San Giovanni Paolo II aveva “visto” questo nuovo avvenimento nella Chiesa e lo ha valorizzato al massimo. Personalmente, a me è capitato di incontrare un santo sacerdote che mi ha annunciato Cristo a partire dai miei problemi personali, ma senza mai mettere in dubbio l’integrale ortodossia della Chiesa cattolica.

Mi ricordo che un giorno, quando ero ancora all’inizio del mio percorso cristiano, gli feci una osservazione critica circa un aspetto della liturgia cattolica: egli mi spiegò il senso della liturgia che io non capivo, aggiungendo: «Non criticare la Chiesa». Forse, altri preti, preoccupati di darmi ragione in modo istintivo, mi avrebbero detto: “Beh, effettivamente occorre cambiare la liturgia”. Le verità e le prassi della Chiesa occorre, innanzi tutto, spigarle prima di farsi prendere dall’ansia di cambiarle. Il che mi fa dire, come probabilmente direbbe il grande Chesterton, che solo la certezza nell’ortodossia di Santa Madre Chiesa ci fa essere liberi e capaci di annunciare Cristo in tutte le diverse circostanze della vita. Chi pone dubbi sull’ortodossia, semina a sua volta dubbi invece che convincere sulla verità e bellezza di Cristo.

Purtroppo, cominciano ad essere non pochi gli esempi di cattolici (laici, preti e prelati) che si fanno prendere dall’ansia di cui sopra. Per esempio, alcuni vescovi e cardinali tedeschi insistono nell’indebolire la dottrina cattolica sul matrimonio cristiano, sperando così di riprendersi i tanti fedeli che abbandonano la pratica religiosa (ed anche i contributi finanziari previsti in Germania). E ancora: in questi giorni, il capo dei Gesuiti ha detto, proprio a Tempi, che il demonio non esiste come persona, essendo solo un simbolo. Pensa che questa affermazione (contraria a tutta la fede cristiana a partire dal Vangelo) renda più facile l’accesso alla Chiesa da parte di tanti miscredenti? Penso che una tale tesi aumenti il numero dei miscredenti e i loro dubbi verso una Chiesa meno certa. E non è finita: in questi giorni sono venuto a sapere che in Catalogna esiste una suora benedettina che, tutto sommato, guarda con favore al fenomeno dell’aborto e si batte a favore della cultura “gender”. Pensa così di attrarre più donne ad amare Cristo? Purtroppo, gli esempi potrebbero anche continuare, con l’aggravante che nessuno interviene a correggere, in nome di un malinteso senso del dialogo. Ed in nome di una deriva sentimentale molto deleteria. Ho letto una frase del grande Chesterton in questo senso: «Noi leggiamo nel più grande dei testi che Dio è Amore, ma non leggiamo in nessun modo che Dio è sentimentalismo».

Forse, molti cristiani stanno scambiando l’amore con il sentimentalismo, cercando così di togliere ogni drammaticità alla vita cristiana, con il primo risultato di rendere sempre più confuso il popolo cattolico. Come fece il grande autore inglese una decina di anni prima di convertirsi, ripartiamo dalla “ortodossia”.

Peppino Zola