Incendi e clima. Non è vero che “il mondo sta bruciando”
Gli incendi in Francia e Spagna hanno avuto conseguenze devastanti. Più di 220.000 persone sono fuggite dalle fiamme a ovest di Bordeaux. Nei dintorni di Madrid, gli incendi hanno devastato un’area grande il doppio della capitale e costretto quasi 90.000 persone ad abbandonare le proprie case. Chi ha perso la casa e i propri mezzi di sostentamento merita solidarietà — e politiche di prevenzione degli incendi molto migliori.
Ciò di cui queste persone non hanno bisogno è la predica sul clima che ormai accompagna ogni colonna di fumo. Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha definito gli incendi una «dolorosa manifestazione» del cambiamento climatico. I governi britannico e spagnolo si sono affrettati a diffondere una dichiarazione congiunta secondo cui «il cambiamento climatico è ormai un’emergenza per la sicurezza nazionale» che minaccia il nostro modo di vivere. La sentenza era già stata emessa mentre le case stavano ancora bruciando: solo mettere fine ai combustibili fossili potrà spegnere le fiamme.
Il 2026? La stagione degli incendi meno intensa da un secolo
Ecco ciò che rende tutto questo così esasperante: il pianeta sta facendo l’esatto contrario che bruciare. I dati satellitari mostrano che, al 2 settembre, la superficie mondiale bruciata nel 2026 è inferiore del 40 per cento rispetto alla media 2012-2025 registrata a questo punto dell’anno, e si avvia a fare di questa la stagione degli incendi meno intensa a livello globale da un secolo. Se le tendenze attuali proseguiranno, il 2026 potrebbe chiudersi con meno dell’1,5 per cento della superficie terrestre mondiale interessata dagli incendi. Sarebbe un dato nettamente inferiore persino al minimo dell’era satellitare, registrato nel 2022 con il 2,2 per cento, e probabilmente inferiore a quello di qualsiasi anno dal 1900.
Il cambiamento climatico è un problema globale e dovrebbe quindi essere valutato sulla base di dati globali. Indicare incendi terribili in un angolo di un continente ignorando che nel pianeta nel suo complesso brucia una superficie enormemente inferiore è la definizione stessa di cherry picking: si tengono i dati che si adattano alla narrazione e si buttano via tutti gli altri.
In Europa un anno con incendi inferiori alla media
Immaginiamo la situazione opposta. Se la superficie bruciata a livello globale fosse superiore del 40 per cento alla media, qualcuno accetterebbe come obiezione «ma quest’anno nei paesi baltici ci sono pochi incendi»? Naturalmente no. Eppure è esattamente questa la logica che oggi viene utilizzata nella direzione opposta.
La lobby del clima si è aggrappata a una particolarità dei dati: nel sistema europeo di monitoraggio degli incendi, i dati satellitari relativi all’«Europa» comprendono l’intera Russia, inclusa la Siberia e tutto il resto, per cui un anno con pochi incendi in Russia può abbassare i dati dell’intero continente. Ma anche escludendo completamente la Russia, al 2 settembre la superficie bruciata quest’anno in Europa è inferiore del 22 per cento rispetto alla media 2012-2025; in 9 degli ultimi 14 anni, al 2 settembre era già bruciata una superficie maggiore. In Francia la stagione degli incendi è la peggiore mai registrata e in Spagna è stata molto grave. Ma due paesi che attraversano un’estate terribile non trasformano un continente in un inferno, tanto meno l’intero pianeta. Nel complesso, l’Europa sta vivendo un anno con incendi inferiori alla media.
La narrazione dei media e la verità dei dati
Lo stesso andamento si riscontra ovunque si guardi. Solo poche settimane fa l’allarme riguardava il Canada, il cui fumo arrivato fino a New York aveva prodotto i consueti titoli apocalittici. Eppure il Canada sta vivendo un anno con incendi inferiori alla media, così come gli Stati Uniti. Sia il Nord America sia il Sud America nel loro complesso registrano i livelli più bassi dell’intera serie di dati satellitari. L’Africa, il continente in cui brucia la superficie maggiore, è ai minimi storici, il 42 per cento sotto la norma. L’Oceania (soprattutto l’Australia) registra una superficie bruciata inferiore del 18 per cento rispetto a quella abituale in questo periodo dell’anno, mentre l’Asia ha registrato il secondo valore più basso del periodo 2012-2026. Ogni continente è sotto la media, molto sotto la media oppure sta stabilendo record per la ridotta superficie interessata dagli incendi.
Com’è possibile che, in un mondo in cui in ogni continente brucia una superficie minore, siamo convinti che l’intero pianeta sia avvolto da incendi senza precedenti? Perché è questo che ci raccontano i media. Gli inferni di fuoco finiscono in prima pagina; gli anni con incendi ai minimi storici non fanno affatto notizia. Se si raccontano soltanto gli incendi e mai la loro assenza, il pubblico finirà inevitabilmente per concludere che il pianeta è in fiamme, anche quando i dati mostrano il contrario.
Il problema c’è, le soluzioni anche
E il 2026 non è un’anomalia. All’inizio del Novecento ogni anno bruciava quasi il 4 per cento delle terre emerse del pianeta, circa il doppio rispetto a oggi. Un secolo di miglioramenti nell’agricoltura, nella gestione del territorio e nella lotta agli incendi ha progressivamente ridotto il fenomeno, perché le persone detestano gli incendi e sono diventate molto brave a prevenirli. La tendenza di lungo periodo degli incendi nel mondo continua a essere in diminuzione.
Tutto questo non significa che Francia e Spagna non abbiano un problema reale. Ce l’hanno: un’ondata di caldo record a giugno ha seccato la vegetazione e decenni di accumulo di materiale combustibile hanno creato un mostro. Le soluzioni sono prosaiche e collaudate: incendi controllati, rimozione del materiale combustibile, norme edilizie che rendano gli edifici più resistenti agli incendi e maggiori capacità di intervento dei vigili del fuoco.
Ciò che non servirà è la consueta ricetta delle emissioni nette zero. Anche se l’intero mondo ricco raggiungesse il net zero entro il 2050, a costi astronomici, la differenza di temperatura entro la fine del secolo sarebbe troppo piccola per modificare in maniera misurabile il rischio di incendi.
Dire a persone spaventate che le loro case sono bruciate a causa dei combustibili fossili — e che la salvezza arriverà dopo decenni di costosi tagli alle emissioni — non significa mostrare compassione. Significa fare propaganda a favore di politiche estremamente costose, offrendo al tempo stesso un alibi a politiche antincendio fallimentari.
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