In Venezuela manca tutto e «solo gli amici» di Maduro ricevono il cibo razionato

Farina, zucchero e patate, quando si trovano, hanno prezzi esorbitanti. La classe media è costretta a rovistare nella spazzatura, mentre 400 persone sono state arrestate per saccheggio

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Quando non scarseggiano, ormai in Venezuela i beni di prima necessità come farina, zucchero e  patate hanno prezzi esorbitanti. Sono inaccessibili anche alla classe media, che sempre più spesso si ritrova non solo a rubare i frutti dagli alberi nelle campagne, ma addirittura a cercare avanzi nella spazzatura. Molti supermercati sono stati assaltati e 400 persone sono state arrestate per saccheggio con più di 100 negozi derubati.

LA CORRUZIONE. Anche le imprese sono state assaltate, mentre l’annientamento delle industrie private, la corruzione di quelle nazionalizzate, l’agricoltura in stallo a causa della mancanza di fertilizzanti e il regime di importazioni con un’inflazione alle stelle, stanno letteralmente riducendo la maggioranza del paese alla fame. I prezzi del cibo e dei medicinali sono poi così alti che spesso rimangono a marcire nei magazzini, a meno che se ne impossessino prima i militari fedeli al regime che li comprano a prezzi ribassati, spesso rivendendoli a cifre rialzate sul mercato nero.

«SOLO SE SEI AMICO». Inoltre, grazie al decreto imposto per dichiarare lo “stato di emergenza”, usato anche per frenare la richiesta di referendum abrogativo del suo mandato, il presidente Maduro ha optato per il razionamento del cibo. Questa mossa gli permette di fatto di controllarlo, delegandone la distribuzione alle sedi locali del partito chavista. Roberto Briceon Leon, direttore dell’Osservatorio venezuelano sulla violenza, ha chiarito che «in altre parole ti dicono che riceverai il cibo solo se sei amico, se simpatizzi per me».

SCUOLE CHIUSE E RIVOLTE. Oltre alle aziende chiuse da mesi, anche gli uffici sono ormai funzionati solo due giorni alla settimana, con le scuole spesso chiuse a causa della mancanza di energia elettrica. Gli studenti hanno saltato il 40 per cento delle ore scolastiche previste, con circa un terzo degli insegnanti assente ogni giorno perché impegnato a fare la fila per comprare i viveri fuori dai negozi. La situazione di disperazione generale ha causato oltre 50 rivolte in tutto il paese, represse pesantemente dal governo, sopratutto nella città di Cumanà, dove durante una protesta sono state uccise dai militari almeno sei persone. Secondo un reportage pubblicato domenica dal New York Times, durante uno scontro per il cibo ha addirittura perso la vita una bambina di 4 anni.

LA FAME. Secondo l’ultimo sondaggio dell’università Simon Bolìvar, l’87 per cento della popolazione non ha i soldi per il sostentamento quotidiano, servirebbe un’entrata pari a 16 volte il salario minimo, mentre il 72 per cento del salario mensile di una famiglia viene speso in cibo. Sempre intervistata dal Nyt, una 37enne madre di 5 figli, la cui famiglia era a digiuno da un giorno, ha spiegato: «I miei figli mi dicono che hanno fame» e «l’unica cosa che posso dirgli è di sorridere e sopportare».

Foto Ansa/Ap

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