In Val di Susa anche la condanna delle violenze No Tav diventa un affare complicato

Il Consiglio comunale di Avigliana esprime solidarietà ai sindaci vittime di minacce e atti vandalici, ma con molti distinguo. «Il clima è teso, se ci si deve produrre in tanti distinguo per non irritare i capataz trenocrociati»

«A vedere il bicchiere mezzo pieno, si può gioire perché, finalmente, un Consiglio Comunale a guida No Tav  ha ufficialmente espresso solidarietà ai sindaci vittime di minacce ed atti vandalici. Se ci si sofferma sul mezzo vuoto, occorre segnalare che per ottenere il voto unanime ci si è dovuti limitare ad un generico riferimento al clima in Valle. Senza un’esplicita condanna delle pesanti ironie su questi fatti diffuse dagli ambienti No Tav, cassando il richiamo alla distinzione tra violenza di varia natura e il legittimo monopolio dell’uso della forza da parte della polizia».

Un bilancio ambivalente quello di Aristide Sada, capogruppo di “Grande Avigliana”, il laboratorio civico che, all’opposizione della compagine No Tav guidata dal sindaco Angelo Patrizio, unisce ampi settori di centrodestra e la sinistra che non vuole annullarsi nelle posizioni antitreno. Minoranza consiliare che, nella seduta di ieri sera, è riuscita a far approvare un ordine del giorno con cui «il Consiglio Comunale esprime solidarietà ai sindaci vittime di minacce ed atti vandalici. Invitando ad abbandonare la violenza in favore del dialogo, confermando che le amministrazioni locali debbono essere presidio di legalità e riferimento dello Stato sul territorio». Tutte cose che possono apparire ovvie, ma che in Val di Susa non lo sono così tanto.

«Noi vogliamo parlare chiaro – commenta ancora Aristide Sada, uomo di sinistra, figlio dell’ex tesoriere del Pci torinese Gioacchino – non si può in alcun modo avvallare la violenza. Per questo, suscitando lo stracciarsi le vesti da parte di alcuni autorevoli esponenti della maggioranza, ho ricordato il coraggio di Guido Rossa, un operaio comunista che seppe stare dalla parte giusta, perdendo la vita per il suo opporsi ai brigatisti in fabbrica. Dobbiamo con nettezza rifiutare la violenza e chiedere a vecchi e nuovi movimenti di fare altrettanto».

Non si può dire se questo documento, in qualche modo storico, come anche parti della maggioranza aviglianese l’hanno definito, può indicare una strada diversa. Certamente il sindaco ha fatto mettere agli atti «l’implorare» di giungere «ad una definizione condivisa che ne consenta l’approvazione». Approvazione che alla fine è, come detto, giunta. «Davvero – denuncia Sada – il clima è teso, se ci si deve produrre in tanti distinguo per non irritare i capataz trenocrociati. Giungendo ad un processo alle nostre intenzioni, accusandoci di strumentalizzare e di cercare la divisione, quando volevamo solo esprimere una posizione chiara, nell’interesse prima di tutto di chi si oppone al Tav. Non ci deve essere il minimo dubbio di connivenza con chi usa violenza, ed anche con chi dileggia le persone vittime di minacce ed atti vandalici».

Il realismo a volte chiede di brandire la spada (dialettica, ovvio) per difendere verità evidenti. A volte riuscendoci solo in parte. Vista fuori dai confini della Valle può apparire surreale una simile discussione, ma come dice in chiusura Sada, «qui si tratta di ricostruire una coesione sociale ed un condiviso senso delle istituzioni. Non si può che procedere per piccoli passi, cogliendo le disponibilità anche minime». Ieri sera, tra minimalismi ed il tentativo di una imboscata irenista (per citare il colto commento di un presente tra il pubblico), forse se ne è compiuto uno in avanti.