Ilva Taranto, arcivescovo Santoro: «Fare tutto il possibile perché non si fermi»

«Il governo deve fare tutto il possibile perché l’Ilva non si fermi: salvaguardare i posti di lavoro e trovare una soluzione all’inquinamento». L’intervento di monsignor Filippo Santoro

Ilva di Taranto, il governo intervenga per salvaguardare i posti di lavoro dell’azienda e dell’indotto e al tempo stesso faccia qualcosa per ridurre l’inquinamento, a partire dall’attuazione della nuova Aia. L’aveva già detto, ma l’ha ripetuto: monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, è nuovamente intervenuto sul caso Ilva in un’intervista alla Radio Vaticana, ribadendo con forza a chi spetta fare la prima mossa: all’esecutivo.

SALVAGUARDARE IL LAVORO. «Dobbiamo fare tutto il possibile perché l’Ilva non si fermi», ha detto Santoro. «Sarebbe una convulsione sociale di dimensioni straordinarie: oltre ai 20 mila qui a Taranto, andrebbero disoccupati altri 20 mila ed il ciclo dell’industria italiana sarebbe toccato». Ma quello che più preoccupa l’arcivescovo è «la condizione delle famiglie in questo tempo di crisi, perciò dobbiamo sostenere la speranza delle persone. Quindi, chiedo che il governo faccia tutto lo sforzo possibile per salvaguardare i posti di lavoro ed al tempo stesso trovare anche una soluzione al problema dell’inquinamento».
Anche perché, Santoro ne è convinto, «se si mettono in atto le indicazioni dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) è possibile che ci siano segni effettivi di miglioramento dell’ambiente e della situazione».

L’ACQUA È PIÙ PULITA. Santoro ha parlato dei primi segnali positivi che si intravedono, segno inequivocabile che da parte del gruppo Riva qualcosa, sia pur in ritardo («è chiaro che si tratta di provvedimenti che dovevano essere presi negli anni passati»), è stato fatto. «Dal punto di vista ambientale qualche segno positivo si vede», ha detto l’arcivescovo di Taranto. «Senza andare nelle grandi analisi, vedo che sul terrazzo di casa mia, nella città vecchia ben vicino all’Ilva, mentre prima l’acqua era costantemente sporca e nera per le emissioni, adesso almeno questa situazione è migliorata sensibilmente. Da settembre in poi i segni ci sono per quanto riguarda questo. È chiaro che poi ci sono da fare tutti gli adeguamenti degli impianti per le emissioni più sottili, ma – ha ribadito Santoro – secondo me è possibile insistere su un rigoroso adeguamento».

NO A DECISIONI AFFRETTATE. Santoro, inoltre, si è detto d’accordo («mi sembra una cosa saggia») con la richiesta del vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, che, per scongiurare la chiusura degli impianti e la perdita di posti di lavoro, ha chiesto che prima di prendere qualsiasi decisione irrevocabile sull’Ilva si attenda il piano della Commissione, che sarà approvato l’11 giugno. «Non possiamo prendere decisioni affrettate in questo momento. (…) Bisogna fare tutti gli sforzi possibili perché questa difesa dell’ambiente e del lavoro possa continuare».

COSA VOLETE FARE? La Chiesa, ricorda Santoro, si è mossa fin dall’inizio «per offrire speranza a tutti»: con una fiaccolata e una grande veglia; con la vicinanza alle persone che temono di perdere il posto di lavoro e che «vengono a parlare con il vescovo perché sia difesa la situazione occupazionale», per «far sapere loro che non sono soli»; con il sostegno delle associazioni che «difendono la salute, sia per gli ammalati di cancro, sia per gli ammalati di leucemia».
L’arcivescovo, dal canto suo, ha «messo in campo un Vicariato episcopale per la difesa del lavoro e dell’ambiente: c’è un gruppo al lavoro, è una prospettiva, ma tutto dipende da una decisione presa dal governo: cosa volete fare dell’Ilva? Volete che continui o no?».