Il Wall Street Journal contro le Ong che accusano il Vaticano: «È un attacco alla libertà religiosa»

Alcune associazioni premono sull’Onu perché consideri il magistero cattolico una forma di tortura. L’articolo di David B. Rivkin e Lee A. Casey

Avverrebbe «un’insostenibile e perversa interpretazione del trattato» sulle torture qualora l’Onu accogliesse le richieste delle associazioni che in questi giorni chiedono che le Nazioni Unite prendano decisioni contro il Vaticano e la linea con cui ha gestito i casi di pedofilia al suo interno. A dirlo è niente meno che il Wall Street Journal, con un lungo editoriale apparso ieri firmato dagli ex funzionari del dipartimento di Giustizia sotto le amministrazioni Reagan e Bush, David B. Rivkin e Lee A. Casey, commentando le audizioni che in questi giorni a Ginevra vedono il nunzio apostolico monsignor Silvano Tomasi davanti al Comitato Onu contro la tortura. Perché le accuse alla Santa Sede non sono legate unicamente agli abusi dei sacerdoti, ma, per pressione proprio di queste ong, rischiano di allargarsi anche alle posizioni della Chiesa su contraccettivi e aborto. E questo, scrive il WSJ, «potrebbe rappresentare addirittura un macroscopico attacco alla libertà religiosa».

«LOGICA ASSURDA, QUALSIASI FEDE È PROCESSABILE». La testata statunitense punta il dito in particolare contro il Center for Reproductive Rights, che spinge affinché i dettami del Vaticano in tema di interruzione di gravidanza siano considerati «uguali a torture psicologiche. Come è possibile? Perché plasmano in maniera insidiosa il comportamento umano, portando sentimenti di vergogna a individui che cercano accesso al controllo delle nascite e servizi d’aborto», e sfruttando la forza spirituale della Chiesa «per influenzare i governi nel limitare l’accesso a contraccettivi e aborto». Ma, scrivono Rivkin e Casey, «secondo questa logica assurda, qualsiasi fede può essere condannata per torture se cerca di offrire ragioni ai suoi aderenti per condurre la propria vita in una determinata maniera. Anche chi critica la dottrina cattolica dovrebbe essere d’accordo col fatto che il Comitato contro le torture non è lo strumento più adatto per sfidare le convinzioni religiose di qualcuno». Il rischio è quello di far crollare la credibilità del comitato e sminuire il vero senso della parola “tortura”.

«LA CHIESA HA AMMESSO I SUOI ERRORI». Quanto alla pedofilia, il Wall Street Journal dice che senza dubbio cardinali e vescovi in passato hanno sbagliato posizione di fronte agli abusi dei loro sacerdoti, «di recente, però, la Chiesa ha ammesso i suoi errori e istituito riforme fondamentali per sradicare il problema, che è unicamente suo». Pretendere però che il Vaticano offra una risposta giuridica per qualsiasi episodio accaduto nelle chiese in giro per il mondo è un assurdo: «Nessuno mette in dubbio che gli abusi sessuali sono un male, ma tentare di sbattere il problema davanti al Comitato contro le torture è legalmente scorretto. Per quanto monolitica possa sembrare, la Chiesa non è uno stato sovrano, e il Vaticano non ha autorità legale sulla gerarchia ecclesiastica, o sui milioni di cattolici nel mondo». A rispondere devono essere i governi locali. “Internazionalizzare” un crimine come gli abusi sui minori definendolo una «tortura» è anche questo fuorviante: «Il trattato definisce a malapena cos’è una tortura, ed è indirizzato agli stati con una ragione: mettere l’attenzione sui governi repressivi che usano la tortura come forma di terrore e con lo scopo di preservare il mantenimento del potere».

I DATI DIFFUSI DALLA CHIESA. Durante l’udienza di ieri di fronte alla Commissione dell’Onu, monsignor Tomasi ha reso pubblici anche i dati sui provvedimenti che la Chiesa ha preso contro la pedofilia negli ultimi 10 anni. 848 sono i sacerdoti sospesi ad divinis, mentre 2572 quelli cui sono state inflitte pene minori. È la prima volta che dalla Santa Sede vengono forniti dati ufficiali sulle misure adottate per combattere gli abusi sui minori. «Non c’è alcun clima di impunità, ma c’è il totale impegno per ripulire la casa», sono state le parole del nunzio apostolico. «Penso che abbiamo superato una soglia nella nostra evoluzione dell’approccio a questi problemi. È chiaro che la questione degli abusi sessuali sui bambini, piaga e flagello in tutto il mondo, negli ultimi dieci è stata affrontata anni dalla Chiesa in modo sistematico, completo e costruttivo».