Il «vero Gesù» era più islamico di Maometto. Secondo una fatwa voleva la sharia e la sottomissione dei cristiani

Come riporta El Watan, la fatwa è stata emessa da un potente leader salafita: «È impossibile che il Messia, sia pace su di lui, abbia chiesto la separazione tra Stato e religione»

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Gesù era più islamico di Maometto. Almeno stando a quanto sancisce una nuova fatwa emessa pochi giorni fa da Sheikh Yusuf Burhami, secondo leader più importanti in Egitto del movimento estremista islamico salafita.

CORANO E TEOCRAZIA. La fatwa, pubblicata da El Watan, argomenta a partire dal versetto biblico: “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Secondo il religioso, questa frase non sostiene in nessun modo la separazione che ci deve essere tra Stato e Chiesa, perché «la separazione tra Stato e religione contraddice il testo del Corano». L’islam non riconosce Gesù come figlio di Dio, ma come il più grande dei profeti prima di Maometto, autore di numerosi miracoli.

GESÙ VUOLE LA SHARIA. Siccome anche Gesù è profeta del Corano e di Allah è dunque impossibile che si sia espresso a favore della separazione tra Stato e religione: «È impossibile che il Messia, sia pace su di lui, abbia chiesto la separazione, come se dicesse che la politica deve essere governata senza la sharia di Allah». Piuttosto, il «vero Gesù», che è un sostenitore della sharia, come scrive Burhami, ha pronunciato quelle parole per affermare che la gente del Libro, ebrei e cristiani, devono pagare ai musulmani la gizya, il tributo umiliante, in cambio della protezione e del mantenimento della propria fede.

POTERE SALAFITA. I salafiti sono sempre più influenti in Egitto. Per accattivarsi il loro appoggio, il nuovo governo provvisorio ha accolto nella bozza della nuova Costituzione le loro richieste: specificare meglio che in Egitto comanda la sharia ed eliminare dal testo il termine «civile» collegato allo Stato. Che, sottinteso, sarebbe teocratico.

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