Il Venezuela è in ginocchio e Maduro rinuncia alla sovranità petrolifera

Per evitare il crollo definitivo del paese il dittatore rinuncia alla nazionalizzazione di Chavez e privatizza il settore petrolifero

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Il Venezuela è pronto a dire addio alla soberania petrolera, la sovranità petrolifera. Lo slogan è già scomparso dal sito della Pdvsa, il colosso energetico nazionale, e il dittatore Nicolas Maduro sta per dare il colpo definitivo alla misura simbolo dell’era Chavez.

Secondo quanto riportato dal New York Times, Caracas ha già cominciato a cedere alle compagnie petrolifere estere che lavorano nel paese, come Eni e Rosneft, la maggioranza nelle joint venture che gestiscono i principali giacimenti nazionali. Si tratta di un deciso passo indietro rispetto alla nazionalizzazione dei pozzi petroliferi inaugurata nel 2006 da Chavez, che strappò ad esempio all’Eni la titolarità del giacimento di Dacion.

PRIVATIZZAZIONE DEL SETTORE PETROLIFERO

Maduro cerca così di sopravvivere alle sanzioni americane imposte un anno fa (divieto di effettuare transazioni con la Pdvsa) che hanno fatto crollare la produzione petrolifera e le esportazioni di un terzo, rispetto a una situazione già disastrosa a causa della crisi economica cominciata nel 2013. Il regime è stato così costretto a tornare sui suoi passi, dando il via alla privatizzazione del settore petrolifero.

Oggi dai giacimenti interamente controllati dalla Pdvsa non proviene neanche la metà della produzione petrolifera totale del paese e per aggirare le sanzioni il controllo delle esportazioni è stato ceduto a Chevron (che ad aprile per le sanzioni dovrà lasciare il paese), Rosneft ed Eni.

FALLIMENTO DEL CHAVISMO

«È in atto una privatizzazione nascosta dell’industria petrolifera», ha ammesso Rafael Ramirez, che ha guidato il settore in Venezuela per un decennio prima di andarsene. «Oggi il petrolio venezuelano non è più in mano ai venezuelani. Maduro sta svendendo ai privati». La grande battaglia per la soberania petrolera è crollata sotto il fallimento del chavismo.

Foto Ansa