Il Titanic è come il limone, si spreme fino alla fine

La Rai produce una fiction sulla tragedia della nave più grande al mondo, mentre una miniserie in quattro puntate sarà presentata a Cannes e distribuita in dvd. Qualcuno dica agli sceneggiatori che è ora di cambiare soggetto.

Qual è la tragica fine del Titanic è noto a tutti. Cosa è successo prima prova a raccontarcelo una super produzione italiana, britannica, irlandese e canadese radunata da RaiFiction, per Titanic – La nascita di una leggenda: sei puntate e un costo di 300 mila euro che l’ammiraglia tv spera di bilanciare in termini di ascolti. A recitare volti molto noti della fiction italiana, come Alessandra Mastronardi e Massimo Ghini. Il pretesto da cui parte la storia è raccontare come cambia la vita del giovane ingegnere Mark quando convince il miliardario Morgan (interpretato da Chris Noth, il Mr Big di Sex and the City) a farlo lavorare nel cantiere di Belfast dove si cerca di realizzare la nave più grande del mondo. Qui conosce Sofia, figlia di un immigrato italiano anche lui impiegato al cantiere. Più della storia della nave, si racconta di Belfast, delle tensioni presenti nella società di inizio Novecento, delle spaccature tra ceti sociali diversi e dei drammi che ne conseguono. Ed è per questo punto di vista che Massimo Ghini ha detto di aver scelto questa fiction, e di essere stufo dei cinepanettoni. Vedremo se supererà indenne la prova share della prossima domenica.

Ma il centenario dell’affondamento del Titanic trova posto anche a Cannes, al Miptv, il mercato dell’audiovisivo. Titanic è infatti il nome della miniserie in quattro puntate creata da Julian Fellowes, sceneggiatore di Gosford Park, che racconta la storia arcinota attraverso le vicende di una famiglia ricca che viaggia in prima classe. Un serie costata 10 milioni di dollari, destinata all’home video e disponibile all’acquisto in libreria dal 23 maggio. Le prime tre puntate sono dedicate al viaggio e alle storie dei passeggeri, l’ultima invece è incentrata sulle fasi dell’affondamento. Chissà per quanto tempo ancora i telespettatori accetteranno di farsi raccontare la stessa storia vista dall’ennesimo punto di vista differente.