Il terribile «genocidio demografico» degli uiguri

L’Ap raccoglie le storie terrificanti di donne costrette alla pianificazione famigliare nello Xinjiang. Aborti e violenze nei lager cinesi

In Cina lo stato costringe centinaia di migliaia di donne della minoranza etnica uigura a test di gravidanza indesiderati, alla contraccezione forzata a base di iniezioni e inserzioni di spirali, di interventi chirurgici di sterilizzazione e persino di aborti contro la loro volontà; uomini e donne che hanno famiglie più numerose di quanto fissato dallo Stato comunista vengono internati in campi di rieducazione dove si stima si trovino un milione di persone appartenenti alle 55 minoranze etniche della Cina oppure sono costrette a pagare multe salatissime. Lo rivela un’inchiesta dell’Associated Press (AP) pubblicata il 30 giugno e basata su statistiche governative, documenti ufficiali e interviste con 30 ex detenuti, madri e padri, e una ex istruttrice di un campo di rieducazione. L’obiettivo di questa campagna antinatalista che va avanti dal 2015 è quello di ridurre il numero dei cittadini cinesi di etnia uigura, turcofoni in grande maggioranza musulmani praticanti, fra i quali sono attivi un movimento indipendentista e alcune organizzazioni jihadiste che abitano nella regione dello Xinjiang, nota anche come Turkestan Orientale. Alcuni esperti di studi cinesi delle università occidentali definiscono la politica di Xi Jinping verso gli uiguri «genocidio demografico». Nelle prefetture di Hotan e Kashgar, che fanno parte dello Xinjiang, il tasso di fecondità è diminuito del 60 per cento fra il 2015 e il 2018. Nell’intero Xinjiang il tasso delle nascite è diminuito del 24 per cento l’anno scorso mentre a livello nazionale la flessione è stata soltanto del 4,2 per cento.

Le minoranze etniche, che rappresentano appena l’8,5 per cento dell’intera popolazione cinese, sono state quasi sempre esentate dalla politica del figlio unico applicata dal governo di Pechino alla dominante etnia han dal 1979 al 2015: gli uiguri, come le altre etnie minoritarie, potevano avere due figli, tre se vivevano in aree rurali. Oltre a ciò, nello Xinjiang raramente le direttive centrali sono state applicate con severità, e i tassi di fecondità risultavano superiori ai 5 figli per donna alla fine degli anni Ottanta e superiori a 3 all’inizio del nuovo millennio. Dopo la prima visita del presidente Xi Jinping nella regione nel 2014, il segretario regionale del partito comunista annunciò che i regolamenti sulla natalità sarebbero stati applicati rigorosamente nella regione a partire dal 2015, quando anche gli han sarebbero stati autorizzati ad avere due figli o tre se residenti in aree rurali. Dopo di allora in realtà la persecuzione antinatalista ha semplicemente cambiato di segno: mentre prima erano gli han a subìre il grosso degli aborti e delle sterilizzazioni forzate e delle multe per violazione della legge, da quel momento è toccato agli uiguri, destinati in aggiunta ad affollare i campi di detenzione della regione. Secondo i dati in possesso di AP, la sola contea di Karakax nello Xinjiang ospita 484 campi di detenzione, 149 dei quali sono destinati a uomini e donne che hanno avuto più figli del consentito e che lì sono sottoposti a “rieducazione”. L’AP ha raccolto storie di alcuni di questi internati ed internate. 

«Abdushukur Umar è stato una delle prime vittime del giro di vite sulle nascite. Allegro commerciante di frutta in precedenza conducente di trattori, questo padre orgoglioso considerava i suoi sette figli un dono di Dio. Ma le autorità hanno cominciato a perseguitarlo nel 2016. L’anno seguente è stato gettato in un campo di internamento e poi condannato a sette anni di prigione – uno per ciascuno dei suoi figli, hanno detto le autorità ai parenti». 

«Sedici uiguri e kazaki hanno detto ad AP che conoscevano persone internate o imprigionate per il fatto che avevano troppi figli. Molti erano stati condannati a vari anni di prigione, anche più di dieci. Una volta internate, le donne sono sottoposte all’applicazione forzata di spirali intrauterine e a quelle che sembrano essere iniezioni antifecondative, secondo le ex detenute. Sono anche costrette ad assistere a lezioni sul numero di figli che dovrebbero avere. Sette ex detenute hanno detto ad AP di essere state costrette ad assumere pillole contraccettive o a ricevere iniezioni di sostanze non identificate e spesso senza spiegazioni. Molte provavano vertigini, stanchezza o malessere e cessavano di avere le mestruazioni. Dopo essere state rilasciate e avere lasciato la Cina, alcune si sono sottoposte a check-up medici che hanno appurato che erano diventate sterili. Non è chiaro quali sostanze siano state iniettate alle ex detenute, ma documentazione degli ospedali dello Xinjiang ottenute da AP indicano che iniezioni antifecondative, a volte a base di Depo Provera, sono un presidio di pianificazione familiare molto comune. Gli effetti collaterali comprendono vertigini e mal di testa».

«Dina Nurdybay, una donna kazaka, è stata detenuta in un campo dove le donne nubili e quelle sposate erano separate. Le donne sposate erano sottoposte a test di gravidanza e costrette a farsi applicare una spirale se avevano già figli. A Nurdybay è stato risparmiato questo destino perché era nubile e senza figli. Un giorno del febbraio 2018 una delle sue compagne di cella, una donna uigura, fu obbligata a fare una confessione di quelli che le guardie definivano “i suoi crimini”. Quando un ufficiale apparve davanti alle sbarre della sua cella, recitò in un cinese mandarino stentato la frase “Ho messo al mondo troppi figli, questo dimostra che sono priva di educazione e ignorante della legge”.

Al che l’ufficiale rispondeva: “Lo sai che è ingiusto che gli han possano avere un figlio solo? Voi minoranze etniche siete senza vergogna, selvaggi e incivili”. Nurdybay ha incontrato almeno altre due donne nei campi che erano state internate per aver avuto troppi figli. Più tardi fu trasferita in un’altra struttura dotata di un orfanotrofio che ospitava centinaia di bambini, compresi quelli di genitori imprigionati per le troppo numerose gravidanze. I bambini contavano i giorni che li separavano dalle rare visite dei genitori. “Mi dicevano che volevano abbracciare i genitori, ma non era loro permesso. Apparivano sempre molto tristi”».

«Un’altra ex detenuta, Tursunay Ziyawudun, afferma di avere avuto iniezioni fino a quando le sue mestruazioni sono cessate, e di avere ricevuto calci nel basso ventre nel corso di interrogatori. Ora non può più avere figli ed è preda di dolori ricorrenti, con perdita di sangue dall’utero. Ziyawudun e le altre 40 donne della sua “classe” furono costrette a frequentare lezioni di pianificazione familiare di solito il mercoledì, durante le quali venivano proiettati film su donne povere che non riuscivano a dar da mangiare a tutti i loro figli. Alcune donne hanno anche denunciato aborti forzati. Ziyawudun afferma che un’“insegnante” del suo campo diceva alle donne che sarebbero state fatte abortire se trovate incinte durante un esame ginecologico. Una donna di un’altra classe fu trovata incinta e scomparve dal campo. Ziyawudun aggiunge che due sue cugine che erano rimaste incinte si erano liberate di loro iniziativa delle gravidanze per paura».

«Un’altra donna, Gulbahar Jelilova, ha confermato che le detenute nel suo campo erano costrette ad abortire i propri figli. Dice di aver conosciuto una donna con la piena lattea da poco madre che non sapeva che fine avesse fatto il suo bambino. E di aver incontrato medici e studenti di medicina detenuti per aver aiutato le uigure a ingannare la legge e a partorire a casa propria».

«Nel dicembre 2017, di ritorno in Cina dal Kazakhstan dove era emigrata, Gulzia Mogdin fu portata in ospedale dopo che la polizia aveva scoperto che sul suo cellulare era installato WhatsApp. Una provetta di urina rivelò che da due mesi era incinta del suo terzo figlio. I dirigenti dissero a Mogdin che doveva sottoporsi ad aborto, e minacciarono di arrestare suo fratello se non avesse accettato. Nel corso della procedura i medici inserirono un aspiratore elettrico nel suo utero e aspirarono il feto fuori dal corpo. Mesi dopo, Mogdin è tornata in Kazakhstan, dove viveva suo marito».

Le autorità locali hanno creato un sistema di ricompense per chi denuncia nascite illegali, mentre incoraggiano o forzano con tutti i mezzi l’uso della spirale. Fra il 2014 e il 2018 questo anticoncezionale ha avuto un aumento del 60 per cento nello Xinjiang, mentre nel resto della Cina il suo utilizzo diminuiva. Gli uiguri non rappresentano in alcun modo una minaccia demografica per gli han: sono appena 12 milioni in tutta la Cina, paese che ha una popolazione di 1 miliardo e 430 milioni di abitanti, e nemmeno nello Xinjiang che da sempre abitano raggiungono la maggioranza, essendo stata la regione negli ultimi cinque decenni mèta di immigrazioni han che hanno ribaltato i rapporti demografici fra le etnie. Però le autorità cinesi sono convinte che gli alti tassi di natalità favoriscano l’estremismo religioso e politico e l’indipendentismo. Da cui questa politica che alcuni definiscono “genocidio demografico”.