Il tema della vita va affrontato nella sua globalità, proprio come dice il Papa

Anche anche i cattolici di “destra” devono occuparsi della vita offesa e anche i cattolici di “sinistra” devono occuparsi di difendere la famiglia e la vita dal concepimento alla morte

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Caro direttore, mi ha molto colpito il discorso che papa Francesco ha tenuto il 25 giugno davanti all’assemblea generale della Pontificia Accademia per la Vita, dove ha affrontato il «tema della vita umana… in tutte le sua fasi», proprio tutte. Infatti, ha inteso riferirsi alla «vita umana concepita», a quella «in gestazione», alla «vita venuta alla luce» e poi a quella «bambina», a quella «adolescente», a quella «adulta», a quella «invecchiata», alla «vita eterna» e alla «vita umana fragile, ferita, offesa». In tutte queste fasi, ha detto il Papa, si tratta sempre di vita umana, nei confronti della quale lo studio meramente scientifico deve essere integrato con «una prospettiva più ampia e più profonda… che irrompa sulla scena del mondo con il prodigio della parola e del pensiero, degli affetti e dello spirito». Occorre che prevalgano la «sapienza umana della vita» e una «bioetica globale».

Mi ha colpito che il Papa abbia affrontato il tema della vita nella sua complessità e, soprattutto, nella sua globalità. Penso che l’impostazione metodologica di questo intervento debba essere imparato, soprattutto dai cattolici italiani, e soprattutto da quelli impegnati nella vita sociale e politica. Infatti oggi, disgraziatamente, i cattolici sono divisi sul tema totale della vita tra quelli che per brevità vengono definiti di “destra”, e che difendono la vita e la famiglia, e quelli che per semplificare sono considerati di “sinistra”, e che difendono la vita fragile, ferita e offesa, con particolare enfasi verso la vita degli immigrati e dei rifugiati. Sulla base di questa semplicistica ma reale divisione, i laici cattolici non riescono più a dialogare, divenendo così sempre più ininfluenti nella nostra società.

Con il suo intervento, il Papa dovrebbe costringere il popolo cattolico, sia nella componente episcopale sia nella componente laica, a ragionare in termini unitari sul tema della vita, in modo tale che anche i cattolici di “destra” si occupino della vita “offesa” e anche i cattolici di “sinistra” si occupino di difendere la famiglia e la vita dal concepimento alla morte (triste pensare che proprio dei cattolici abbiano proposto e votato la legge sulle unioni civili e quella sulle Dat). Questa considerazione, che mi sembra descrivere in modo fedele la situazione attuale, dovrebbe indurre, come ho già scritto in una precedente lettera, il mondo cattolico a pensare ad un luogo dove i laici possano liberamente e seriamente discutere su TUTTI i problemi rilevanti per la concezione cattolica della vita, in modo tale che poi ognuno, sia nei suoi impegni personali che in quelli comunitari, cerchi di dare attuazione agli aspetti fondamentali della concezione comune.

Verso il termine del suo intervento il Papa ha detto che «la cultura della vita deve rivolgere più seriamente lo sguardo alla questione seria della sua destinazione ultima», cioè «dell’orizzonte che la sorpassa»; in altre parole, della «comunione con Dio». Anche questo aspetto mi ha colpito. Spesso sentiamo preti e laici cattolici affrontare il tema della vita in termini, come si usa dire, orizzontali e tutto sommato meramente organizzativi. Il cristiano, invece, non può mai dimenticare la dimensione del destino finale della vita. Senza questa dimensione, i cristiani finiscono con il togliere il sale dalla loro proposta. E non a caso molti se ne vanno. Personalmente, me n’ero andato e sono tornato solo perché un santo tra di noi mi ha richiamato con parole chiare e decise (confermate da una vita diversa).

Foto Ansa

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