«La libertà non è anticipare l’Assoluto mascherandolo», scriveva Testori, «ma meritarlo servendolo; e servendo così la storia in cui quell’Assoluto ha voluto che prendessimo forma e carne»
Per la prima volta una donna è morta grazie al sostegno del Servizio sanitario nazionale, cioè lo Stato, cioè noi. Sebbene in altri paesi del mondo questa non sia più neppure una notizia, abituati come sono a uccidere persino i bambini e i depressi, da noi no, è la prima volta. Dunque un po’ sorprende che il caso di Anna, così è stata chiamata la donna triestina di 55 anni che si è data la morte in casa sua a fine novembre, non abbia ingenerato in Italia qualcosa di più di qualche servizio sui tg e di qualche commento sui giornali. Eppure il fatto è notevole, soprattutto perché crea un precedente cui, d’ora in poi, ci si potrà richiamare per far valere i “diritti” di altre Anna. Allora è certamente il caso di mettere a fuoco due questioni di non poco conto su cui si parla o troppo (la libertà) o troppo poco (la realtà).
Del secondo aspetto ha scritto Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera (“Fine vita, nel deserto della legge”, 17 dicembre 2023) riproponendo il solito ritornello s...
Contenuto riservato agli abbonati
Light
Il quotidiano online per i nuovi abbonati
Digitale
Il quotidiano online + il mensile digitale
Full
Il quotidiano online + il mensile digitale e cartaceo