Il senso di Obama per la sanità? «Più Stato, meno autonomia»

Intervista a Mauro Della Porta Raffo sulla riforma sanitaria di Obama approvata ieri dalla Corte Costituzionale. Un passaggio culturale che «inserisce nella società americana alcuni elementi del socialismo europeo».

America, terra di libertà. Tuttavia, il sogno di autonomia va a scontrarsi con la pesante muraglia della rivoluzione sanitaria di Barack Obama, presidente Usa, che dal 2014 obbligherà tutti i cittadini a versare una polizza assicurativa sanitaria. Un passaggio che l’avvicina molto all’idea di Stato percepita in Europa, con un “welfare” onnipresente sostenuto dagli introiti fiscali. Tempi.it discute di questa “rivoluzione culturale” con Mauro Della Porta Raffo, giornalista e profondo conoscitore della storia americana.

Da una società liberista e un sistema di welfare europeo. In America si sta consumando un cambiamento culturale?
Sì. La manovra è assolutamente ”europea”. Anzi, c’è addirittura chi sostiene che Obama stia portando degli elementi di socialismo nella società americana. Tutti però dimenticano che gli Stati Uniti sono diversi dall’Europa. I padri pellegrini sono emigrati per fondare qualcosa di diverso dal Vecchio Continente. Avevano idee politiche e religiose diverse rispetto a quelle dominanti. Punterei l’attenzione su un fattore sociologico: gli wasp (“white anglo-saxon protestant”) non sono più la maggioranza, ma crescono i latino-americani e gli ispanici. E questo influenza il panorama politico.

In che modo?
L’esempio più evidente è l’elezione di Obama nel 2008. È una “terza rivoluzione”, dopo la vittoria sulla madrepatria inglese e, a mio parere, la vittoria del democratico Andrew Jackson contro John Quincy Adams nelle elezioni del 1828. L’ascesa di Obama deve moltissimo alle etnie diverse dai wasp, perché neri e ispanici si sono collocati all’interno dell’orbita democratica più che repubblicana. Contraddicendo lo svolgimento storico: quelli che hanno lottato per l’abolizione della schiavitù erano appunto repubblicani. Ma hanno preferito dare il proprio voto a Obama, che è un afro-americano atipico. Non discende dagli schiavi, ha un’educazione di altissimo livello e non è originario delle periferie urbane.

John Roberts, a capo della Corte suprema, ha votato a favore dell’Obamacare. Come mai?
Il pronunciamento della Corte Suprema, e del suo capo John Roberts, è un esempio eccezionale di a-partitismo. I giudici della Corte sono chiamati a votare in merito alla costituzionalità, o meno, delle manovre presentate. E pur essendo un conservatore, John Roberts ha dovuto giudicare in “punta di diritto” la validità della proposta di Obama. Non ha fatto riferimento ad alcuna collocazione partitica, cosa che invece troppe volte devia il giudizio delle toghe nostrane.

Eppure l’Obamacare ha come effetto una limitazione della libertà di coscienza. Se qualcuno non è favorevole ad aborto e contraccezione, sarà comunque obbligato a pagare perché siano consentiti…
Da questo punto di vista, l’Obamacare non può essere considerata positivamente. È fatto gravissimo pagare un’assicurazione su una cosa che non si condivide. Ma la Corte Suprema, che giudica soltanto la costituzionalità di una norma, non deve intervenire politicamente su una questione etica, bensì solamente in base al dettato costituzionale.