Il risultato delle Primavere: nei paesi arabi le donne stanno peggio

Secondo un rapporto, dopo le “rivoluzioni” la condizione femminile è peggiorata nei paesi aderenti alla Lega Araba. Il problema è che ovunque vige la sharia

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Le donne dei paesi africani e mediorientali dove ci sono state le primavere arabe, stavano meglio prima che oggi. E il risultato di un rapporto condotto dalla Fondazione Thomson Reuters di cui dà oggi conto il Corriere della Sera. Il documento si basa su un sondaggio che ha coinvolto centinaia di esperti nei 21 membri della Lega Araba più la Siria. Sei i parametri utilizzati per stilare la classifica dei «peggiori e migliori paesi per le donne»: la violenza contro il gentil sesso, i diritti riproduttivi e gli spazi in famiglia, società, economia e politica. Sebbene tali questioni siano anche al centro della «Convenzione Onu sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne», di cui sono firmatari 19 dei Paesi esaminati, il problema è che in molti paesi ci si fa beffe di tali trattati e a regnare sovrana è, invece, la sharia.

IL PEGGIORE: L’EGITTO. La posizione peggiore, secondo la classifica, è occupata dall’Egitto. Un paradosso, se si ragiona sul fatto che proprio il paese dove scorre il Nilo è il luogo dove maggiormente si erano caricate le attese dopo le proteste di piazza Tahir. E, invece, secondo il rapporto, proprio qui la condizione femminile è la più penalizzata. Solo 9 donne sulle 987 che si sono presentate alle elezioni è stata eletta nel 2012. La quasi totalità di loro (ben il 99,3 per cento) afferma di aver subito molestie sessuali in strada. Le donne sono penalizzate anche dal fatto di non poter essere libere di unirsi in matrimonio con uomini dalla fede diversa dalla propria. Si rischia «di essere incriminate per apostasia e di vedere i propri figli messi sotto tutela di un uomo musulmano», scrive il Corriere.

GLI ALTRI PAESI. La situazione non migliora anche negli altri paesi mediorientali o nord-africani. In Arabia Saudita «le donne sono trattate come eterne minorenni ed è proibito loro anche guidare l’auto», in Siria «sono usate come “armi di guerra” con rapimenti e stupri sia da parte del regime che di alcuni gruppi ribelli» e molte di loro sono obbligate a sposarsi ancora bambine (12 anni), in Yemen «un quarto sono sposate prima dei 15 anni (tutti Paesi che comunque seguono di poco)», in Iraq sono più in pericolo oggi che «ai tempi di Saddam Hussein».

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