Il referendum anti-paritarie a Bologna si farà, ma a maggio. Margherita Hack ci sarà rimasta male

Oggi il sindaco Merola (Pd) ha comunicato la data del referendum contro il finanziamento delle scuole paritarie. Chi vince e chi perde la battaglia della data

Il referendum sulle scuole paritarie di Bologna si farà, ma non nella stessa data delle politiche. Nei fatti, una sconfitta per il fronte referendario che vorrebbe togliere alla scuole paritarie i contributi per vivere.
Intervenendo oggi in consiglio comunale, il sindaco Virginio Merola ha annunciato la data della consultazione (26 maggio) e fatto mettere a verbale che «noi siamo uno degli esempi più alti in Italia su come vengono gestite le scuole per l’infanzia», e cioè con l’integrazione pubblico-privato, «un esempio di standard di qualità, e di metodo educativo. Io ho un obiettivo unico, importante e decisivo: far sì che ogni mattina un papà e una mamma che si svegliano per andare al lavoro sappiano che le scuole di Bologna siano in grado di accogliere i loro bambini. Accogliere e ancora accogliere, perché questo è il vero problema quando la lista di attesa si allunga e la povertà delle risorse aumenta spaventosamente».
Per il primo cittadino «mantenere alti i nostri standard» e «un metodo condiviso di educazione indipendentemente che le scuole siano comunali, statali o paritarie, è la nostra priorità». Tutto il resto «sono ossessioni ideologiche che impediscono la cosa più importante, far sì che in un momento così difficile i genitori possano essere sicuri che i loro bambini ricevano il massimo delle attenzioni nel massimo rispetto di codici educativi chiari e condivisi».

UN MILIONE, 10 MILIONI. Slegare l’appuntamento referendario dalle elezioni è un buon punto di vantaggio per i difensori della scuola paritaria.  Questa mattina il sottosegretario all’Istruzione, Elena Ugolini, intervenendo a una trasmissione di È tv-RadioNettuno, si era detta «assolutamente contraria al fatto che il referendum si facesse con le politiche». «Si smetta di usare la scuola come oggetto di scontro ideologico e politico», aveva detto Ugolini ricordando che, se saltasse il sistema di convenzione attualmente in vigore, il milione di euro che oggi l’amministrazione versa alle scuole dell’infanzia private che accolgono 1.736 bambini lieviterebbe a “10 milioni” per le casse del comune.

IL FRONTE DEI DELUSI. Delusi quindi i sostenitori del referendum che ultimamente avevano promosso un appello (Election Day: costruire democrazia nelle partecipazione) per accorpare le due date. Una bella compagnia di giro formata dall’ex assessore comunale alla Cultura, Angelo Guglielmi, gli attori Lella Costa e Ivano Marescotti, Margherita Hack, sindacalisti come Maurizio Landini e Bruno Papignani, segretario nazionale e regionale della Fiom, i loro omologhi della Cgil scuola: Domenico Papaleo e Raffaella Morsia. Ma anche i leader di Usb e Cobas. E poi ancora: docenti dell’Università di Bologna, Bari, Torino, Roma, Modena-Reggio, il collettivo Wu Ming e altri scrittori, giornalisti, avvocati i responsabili scuola di Sel, Idv e Prc, il pastore della Chiesa evangelica metodista di Bologna, Michele Charbonnier.