Il picco di divorzi tra lesbiche e le nozze “mcdonaldizzate” nel Regno Unito

Nel Regno Unito si moltiplicano i divorzi tra lesbiche ma anche i tentativi di trasformare le nozze in una pagliacciata all inclusive

Gli studi legali inglesi vanno profetizzandolo da mesi: altro che baby boom, il post pandemia sarà all’insegna del boom delle separazioni. Virus o non virus, la frantumazione delle unioni sarà più probabilmente agevolata dall’entrata in vigore, nella seconda metà del 2021, del Divorce, Dissolution and Separation Act 2020, grazie al quale in soli sei mesi si potrà ottenere un divorzio “senza colpa” (ossia nessuna attribuzione di responsabilità in caso di adulterio o comportamento irragionevole o che altro) anziché la separazione consensuale dopo due anni attualmente in vigore.

PICCO DI DIVORZI TRA COPPIE LESBICHE

Mentre dunque nel Regno Unito si lavora a rendere più facile il divorzio e, va da sé, la probabilità che avvenga, qualche settimana fa l’Office for National Statistics ha pubblicato l’annuale report su numeri e tassi di divorzi in Inghilterra e Galles, evidenziando in particolare il picco delle separazioni tra coppie dello stesso sesso: erano 428 nel 2018, sono quasi raddoppiate nel 2019, con 822 divorzi (per capirci, l’aumento dei divorzi tra coppie eterosessuali è stato del 18,4 per cento). E anche quest’anno quasi tre quarti di questi divorzi (il 72 per cento) hanno interessato coppie di lesbiche. Il matrimonio omosessuale è stato introdotto in Inghilterra e Galles nel 2014, «da allora, abbiamo visto il numero di divorzi di coppie dello stesso sesso aumentare ogni anno da un numero molto piccolo nel 2015, quando si sono verificati i primi, a più di 800 nel 2019», ha sottolineato lo statistico Kanak Ghosh nella presentazione del dossier. «Se il 56 per cento dei matrimoni omosessuali (calcolato sui dati del 2017, gli ultimi disponibili, quando in Inghilterra e Galles sono stati contratti 6.932 matrimoni omosex e 1.072 coppie hanno convertito la loro precedente unione civile in matrimonio, ndr) è avvenuto tra donne, quasi i tre quarti dei divorzi tra persone dello stesso sesso nel 2019 riguardavano coppie femminili».

LA LEGALIZZAZIONE «HA FATTO SOLO DANNI»

Non è una novità: sono anni che sociologi e statistici si confrontano col fenomeno delle coppie lesbiche che “hanno due volte e mezzo più probabilità di divorziare” delle coppie gay a causa della presunta propensione tutta femminile a convolare quanto a rompere un legame prima degli uomini, tuttavia la voce dell’ovvietà, che è sempre la più onesta, sembra essersi levata proprio da una di queste donne separate: Natalie Drew. Nota attivista lgbt più volte intervistata dal Times e dalla Bbc, Drew è un ex insegnante che ha fondato a Birmingham la prima clinica per la fertilità aperta ai soli gay del Regno Unito, il Gay Family Web Fertility Centre, per combinare potenziali genitori con donatori di sperma, ovuli eccetera e aiutarli a mettere su famiglia. Ebbene secondo Drew, la colpa dell’aumento vertiginoso dei tassi di divorzio tra lesbiche è tutta da attribuire alla legalizzazione del matrimonio gay, «ha fatto più danni che benefici. Non ha fatto alcun favore alle lesbiche», prova ne è che circa un terzo delle 586 coppie lesbiche che la sua clinica – chiusa nel 2016 – ha aiutato ad avere figli tra il 2011 e il 2015, si sono separate.

Drew stessa, leggiamo, ci è “cascata”: una volta convertita in matrimonio la sua “felice unione civile” con la sua socia Ashling Phillip, con cui ha avuto due figli tramite un donatore di sperma, le due si sono separate lo scorso anno. La tesi di Drew è che sia tutta colpa del matrimonio stesso, un termine molto più solenne di “unione civile” che incoraggerebbe le lesbiche ad adottare la tradizionale separazione dei ruoli, quello del “capofamiglia” che esce a lavorare e della “madre” che si prende cura del bambino. In altre parole il matrimonio sarebbe altamente sessista e dovrebbe essere accuratamente evitato da chiunque non voglia imbrigliarsi nel suo retaggio patriarcale.

«SPOSATEVI DA MCDONALD’S»

Del resto la stessa Law Commission ha di recente proposto di modernizzare l’ormai obsoleto Marriage Act del 1836 per consentire alle coppie maggior libertà e “personalizzazione” del rito, a partire dalle formule pronunciate e dal luogo in cui celebrarlo, «nella loro chiesa locale o in un pub, in un castello, in un campo o anche da McDonald’s», ha proclamato al Times il fondatore del think-thank The Marriage Foundation sir Paul Coleridge, già giudice dell’Alta Corte inglese, «speriamo e crediamo che ciò renderà più “democratico” il matrimonio e inaugurerà una nuova era di cerimonie più semplici e ridotte in modo che il matrimonio sia ancora una volta per tutti». Di più, la Law Commission ha proposto di variegare le opzioni di scelta della cerimonia e semplificare i processi notificando online o per posta l’avvenuta unione invece che di persona».

MATRIMONIO SMART E DIVORZIO RAPIDISSIMO

Insomma per agevolare i matrimoni bisognerebbe fare piazza pulita di tutto ciò che rende un matrimonio solenne, retrivo, impegno oneroso, e per farli funzionare bisognerebbe liberarli di tutto il fardello sessista/patriarcale che trascinano solo ad evocarli. Ma questo fa a cazzotti con la realtà, benché si tenti tutto per annacquare il suo significato nel tristissimo tentativo di “svecchiarlo”. Per Drew il matrimonio resta inadattabile a una relazione tra due donne, alle prese con la crescita dei figli, “costrette” a fare quindi le veci di madre o padre come matrimonio comanda. E benché si cerchi di “mcdonaldizzarlo” considerando alla stregua di orpelli ogni singola formula volta a preservare la solennità dell’impegno assunto, lo strano fine perseguito dal Regno Unito sembra quello di rendere l’unione più smart possibile, così smart da fornirne nei termini più rapidi possibili anche la sua risoluzione.

Sei mesi, dicevamo, per rompere quello che viene considerato a tutti gli effetti un puro contratto sociale “senza colpa”, senza responsabilità, sei mesi per agevolare la decostruzione di una società costruita sul legame stabile, per non chiamarlo sacramento, e a che pro? Secondo Euromonitor International, entro il 2030 le separazioni nel mondo aumenteranno del 78,5 per cento,  il numero dei figli per famiglia calerà del 26,5 per cento nelle nazioni più ricche e del 33,8 per cento nei paesi in via di sviluppo, i genitori single cresceranno a ritmi tre volte superiori rispetto a quelli che vivono insieme. Nel 2018, dati del governo, il Regno Unito contava 3,5 milioni di bambini di coppie separate.

Foto Ansa