Il pianto degli ultimi ebrei rimasti in Egitto, ridotti in 60 anni da 80 mila a poche decine: «Stiamo morendo, siamo finiti»

Se nel 1948 vivevano 76 mila ebrei in Egitto, oggi secondo la Bbc ce ne sono appena 12. Secondo Haroun, presidente della Comunità, «presto non ce ne sarà più nessuno»

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«Presto in Egitto potrebbe non esserci più neanche un ebreo». Non si illude Magda Haroun, presidentessa della Comunità ebraica egiziana, sulla sorte della sua religione in Egitto. Negli ultimi 100 anni la sua gente è diminuita in modo spaventoso, passando da circa 100 mila persone a poche decine, secondo le stime più ottimiste, divise tra Il Cairo e Alessandria.

«LE ULTIME DUE». Magda è succeduta alla guida della comunità ebraica egiziana nell’aprile del 2013, alla morte di Carmen Weinstein. Pur avendo 61 anni, è la più giovane dopo la recente morte della sorella: «A mia sorella dicevo che probabilmente io e lei saremmo rimaste le ultime due donne ebraiche dell’Egitto e che l’ultima avrebbe dovuto chiudere la porta su questa lunga, ricca e variegata storia», dichiarava l’anno scorso al quotidiano egiziano Ahramonline.

magda-haroun-cairo-egitto-ebreiRAGIONI STORICHE. Se nel 1948 c’erano almeno 76 mila ebrei in Egitto, seconda la Storia degli ebrei del Nilo scritta da Jacques Hassoun, nel 1967 il numero della comunità è crollato ad appena duemila persone. Le ragioni sono storiche: dopo la nascita di Israele nel 1948 molti ebrei si trasferirono a Tel Aviv. Dopo le guerre del 1956 e 1967, invece, la maggior parte di loro fu cacciata dall’Egitto con l’accusa di spionaggio. Il rapporto tra Israele ed Egitto rimase complicato e la conversione all’islam di molti uomini, allo scopo di sposare donne musulmane, fece il resto.

SINAGOGA VUOTA. Magda sa che la sua comunità sparirà presto e ogni volta che entra nella sinagoga principale del Cairo, sempre vuota o quasi, se lo ricorda: «Stiamo morendo, siamo finiti. Il mio principale compito è quello di prendermi cura delle donne sole e malate», dichiara alla Bbc riferendosi alla casa di cura che ha fondato per prendersi cura delle ultime anziane donne ebree egiziane, che secondo l’emittente sono 12 in tutto. «Il mio secondo e più importante compito è di badare a tutto questo», continua Haroun indicando la sinagoga e i manoscritti antichi, «perché non muoia».

«LA NOSTRA EREDITÀ». Haroun pensa spesso al futuro: «Un giorno non lontano non ci saranno più ebrei egiziani in questo paese, ma ci sarà l’eredità di ebrei egiziani buoni e cattivi, ricchi e poveri, osservanti e laici come tutti gli altri. E i loro cimiteri e le loro sinagoghe, come le loro memorie e le loro foto, saranno ancora qui».

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