Il Movimento 5 stelle ha un programma profetico. Parola di Beppe Grillo

Dal suo blog il comico genovese spiega il suo “inutile” programma politico. E i grillini non ci stanno: «Mi spiace Beppe, ma sembra scritto da un radical chic».

«Ci vediamo in Parlamento». Si conclude così l’ultimo post di Beppe Grillo: la perdita di consenso di Mario Monti è stata del 31% in circa sei mesi, e secondo un sondaggio Swg il Movimento Cinque Stelle è passato, nelle intenzioni di voto, dal 7,3% all’8%. Resta però una domanda: al netto degli insulti, quali sono le proposte concrete del comico genovese? Partiamo dal locale: tecnicamente il programma nasce da una traccia generale, che viene poi declinata da ogni lista civica e dai cittadini di ogni regione in base alle esigenze del territorio. Le linee guida, almeno negli intenti, nascono dalla partecipazione diretta dei cittadini, chiamati a discuterne con i candidati, commentando i punti che via via vengono pubblicati sul portale, sui vari argomenti (esempio concreto: «Ciao ragazzi, volevo lanciare un’idea sui trasporti del sabato sera. Siccome abito in un paesino a 40 km di distanza da Torino: proporrei un trasporto pubblico come pullman o treno che arrivi e parta ad ora tarda collegando tutti questi piccoli comuni. Facendo così credo che si possano risparmiare vite, patenti e soldi. Grazie per l’attenzione»).

Gli utenti interagiscono, e alla fine si raccolgono i risultati della discussione. In base a quali criteri, non è dato saperlo. Anche perché c’è chi lamenta un’eccessivo idealismo («tutto bellissimo, ma non sarebbe meglio procedere per piccoli passi, più terra terra? Per realizzare queste cose servono almeno dieci anni») e chi invita a fare un po’ di chiarezza («non sarebbe ora di scrivere qualcosa sul programma? Le elezioni sono tra poco»). C’è poi chi constata la mancanza di argomenti «che stanno a cuore a tutti i cittadini», soprattutto su due temi fondamentali: tassazione e riforma del lavoro («Ciao, girovagando per il vostro sito non ho trovato molto sui diritti degli operai»). In realtà qualcosa c’è. Ecco la lista delle cose da abolire (decisamente lunga): le scatole cinesi in borsa, le cariche multiple da parte di consiglieri di amministrazioni nei consigli di società quotate, la legge Biagi, le stock option, i monopoli di fatto («in particolare Telecom Italia, Autostrade, Eni, Enel, Mediaset, Ferrovie dello Stato»), gli incroci azionari tra sistema bancario e sistema industriale. Proposte? Eccole: il sussidio di disoccupazione garantito, seguito a ruota da un generico sostegno alle società no profit, e dall’impegno a favorire le produzioni locali. Fine.

A chi lo accusa di fare proteste e non proposte, Grillo risponde direttamente dal suo blog. Prima specificando che un programma, a lui, non serve. Perché nessun partito lo rispetta, dopo le elezioni. Seguono due stoccate, una a sinistra e una a destra: «Nel 2006 Prodi scrisse una Bibbia che nessuno è mai riuscito a leggere fino alla fine. Forse neppure lui». E poi: «La Lega promise un ventennio fa pulizia e federalismo, ci ritroviamo con uno Stato centralista e corrotti come se piovesse merda». Nonostante il programma sia inutile, però, le osservazioni di chi ritiene il Movimento Cinque Stelle un tantino inconcludente sono inaccettabili. La colpa di questa impressione erronea? È prima di tutto dei giornali, che non sanno usare Internet (di cui i grillini si sentono utenti privilegiati e indiscussi): «Il programma è scaricabile. Perfino un giornalista può riuscirci: si applichi, studi, si iscriva a un corso serale». Ma se proprio insistete, sembra dire Grillo, ve lo spiego. Ovviamente non si tratta di un programma come tutti gli altri: questo «è un programma profetico. Alcuni punti si sono già avverati, come l’abolizione del Lodo Alfano e della legge Pisanu sulla limitazione all’accesso wi fi, il sì all’acqua pubblica, il no al nucleare, la rinuncia al Ponte sullo Stretto. Il Programma può essere migliorato, aggiornato, esteso, ma c’è».

Aggiornarlo, in effetti, sarebbe utile: in quello “comodamente scaricabile” non c’è nessun accenno né alla riforma delle pensioni, né agli emolumenti dei parlamentari (per citare due delle centinaia di osservazioni che i militanti muovono a Grillo nei commenti). Si parla, invece, di generiche categorie quali “stato e cittadini”, “energia”, “informazione”, “trasporti”, “salute”, “istruzione”. Con tanto di V rossa, a lato degli “obiettivi raggiunti”. Basterà ad accendere le piazze? In rete l’entusiasmo sembra cedere spesso alla perplessità. C’è chi posta il programma di Sel, «più corposo e concreto». Qualcuno chiosa così: «Prima occorre parlare di aumenti salariari e del miglioramenti generale della vita, poi si può parlare di tutto il resto. Mi spiace Beppe, ma questo programma sembra scritto da un radical chic. Un film già visto. Qui si parla di energia per ben tre pagine, di Adsl… va bene, ma prima la gente deve mangiare».