«Il modello bipolare rende protagonisti i cattolici di centro ma non i politici centristi»

Intervista al docente Luca Diotallevi sulla riforma elettorale bipolare su cui si stanno confrontando Pd e Pdl: «Il centro come insieme degli elettori moderati è valorizzato dal bipolarismo. Invece i politici centristi dovranno appoggiare la destra o la sinistra».

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I giornali lo hanno chiamato “inciucio” ma si è svolto alla luce del sole. Il 7 febbraio, due delegazioni ufficiali di destra e di sinistra – Donato Bruno, Gaetano Quagliariello, Ignazio La Russa per il Pdl, Gianclaudio Bressa, Luciano Violante e Luigi Zanda per il Pd – si sono detti d’accordo, in un comunicato congiunto, riguardo alla necessità di riformare la legge elettorale prima che finisca il governo Monti. I punti fondamentali su cui si discute sono la reintroduzione del voto di preferenza e l’istituzione di due grandi gruppi parlamentari, in modo che la tipica frammentazione partitica italiana venga assorbita in un bipolarismo all’americana. Tempi.it ne discute con Luca Diotallevi, professore di Sociologia all’Università di Roma Tre.

Quali sarebbero i vantaggi effettivi di una riforma elettorale di questo tipo?
Ci sono dei vantaggi di principio. Anzitutto, il diritto dei cittadini di scegliere chi li governa è affermato già nella Dottrina sociale della Chiesa. Il potere politico deve essere sottoposto al giogo democratico, non a giochi di potere. Inoltre, al di là delle singole prese di posizione, dalla fine anni Ottanta il mondo cattolico italiano è stato in prima fila per chiedere una riforma democratica della politica. E la nuova riforma elettorale va a vantaggio della democrazia.

L’Udc dove si schiererà?
Anzitutto, bisogna distinguere il centro come insieme degli elettori moderati, e questo centro è valorizzato da una legge elettorale che gli permette di scegliere l’esecutivo. All’inverso, se con “centro” parliamo dei politici centristi, essi si dovranno appoggiare o a destra o a sinistra. In ogni caso mi sento di dire che, guardando il mondo cattolico, quelli che si schierano al centro sono una sparuta minoranza. In questo senso, il modello bipolare rende protagonisti i cattolici al centro, perché diventeranno l’ago della bilancia a livello nazionale, perché destra e sinistra cercheranno d’accaparrarsi le loro simpatie per sfondare le percentuali dell’altro. Questo si vede già nelle elezioni comunali. Chi vota centro è avvantaggiato da questa riforma, i politici “centrali” no.

Di Pietro accusa Pd e Pdl di aver manovrato all’ombra di un “sottoscala” ai danni dei partiti minori.
Credo sia vero. D’altronde, la democrazia funziona così. Valorizzando il ruolo dei moderati, di destra e sinistra, l’azione di governo diventa praticabile. Tutti i modelli elettorali tendono a marginalizzare chi protesta senza costrutto: è così in Germania, è così in Spagna. Certamente, tutti hanno il sacrosanto diritto di manifestare le proprie opinioni. E in Italia gli estremisti l’hanno fatto, da sempre. Ma il primo problema di un sistema elettorale è che esso funzioni e il dialogo tra posizioni moderate è più costruttivo di un dialogo tra estremisti. E queste misure hanno sempre portato grandi vantaggi.
twitter: @DanieleCiacci

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