Il M5S di Grillo. Breve storia della più grande fuffa politica degli ultimi anni

Tutto e il suo contrario, tanta bella pubblicità e una democrazia “dittatoriale” basata sulle “non-regole”. Il fatto che prenderà molti voti è un segno dei tempi

È il 2004 quando Beppe Grillo, comico genovese, duro, rozzo, complottista, che in tournée spacca i computer e inveisce contro la bolla del web, incontra e si ritrova nelle idee di Gianroberto Casaleggio, giovane imprenditore della new economy italiana, con una sensibilità diametralmente opposta alla sua. Schivo, di successo, apparentemente utopista, è Casaleggio a lanciare il nuovo Grillo. Ne fa una maschera, come V per vendetta, voce di una nuova visione politica e sociale, contro la struttura di potere esistente. Lo lancia su internet. Il suo megafono è il blog. E a otto anni dalla conversione alla filosofia della Rete, il comico è a capo di un partito politico che detiene il 15 per cento dei consensi.

IL BLOG, MEGAFONO POLITICO. Dopo l’exploit del Vaffa-day del 2007, beppegrillo.it diventa uno dei siti più letti d’Italia. Qui Grillo espone le sue idee: cambia parecchie opinioni (come sulla bistecca fiorentina: nel 2006 ne andava matto, nel 2009 fa fuori l’Amazzonia). Non è mai in controtendenza con l’ideologia del web, è sempre schierato con la maggioranza dei suoi visitatori. Nel 2009, il blog diventa anche la voce delle liste civiche da lui “certificate”, nate dall’esperienza degli spettacoli di Grillo.

IL BLOG, SEDE DI PARTITO. Dal 9 settembre 2009, il blog di Grillo è anche l’unica sede legale del Movimento 5 Stelle, sorto dopo i buoni risultati delle liste civiche certificate da Grillo e dallo statuto a 12 punti soprannominato la Carta di Firenze. Con questa mossa ha anticipato i possibili progetti autonomi e alternativi da parte delle liste locali.

PUBBLICITÀ CON LE TEORIE DEL COMPLOTTO. La Casaleggio Associati è una piccola impresa con un fatturato annuo che non raggiunge i due milioni di euro, ma che grazie al sito di Grillo e a una strategia pubblicitaria che faceva conto sulle debolezze dell’utente medio di internet, è stata in grado di conquistarsi un nome che contra fra le organizzazione più celebrate dalle teorie del complotto. 

LE TRE MUSE DEL GRILLOPENSIERO. Marketing, Merchandising e Franchising. Sono le tre muse del grillopensiero.it: proiezioni della mente imprenditoriale di Casaleggio, che ha concepito la struttura e le funzioni del blog a immagine e somiglianza della sua idea di impresa: leggera, flessibile e – quel che più conta – completamente virtuale. Su grillorama.it è possibile acquistare la bigiotteria grillina (dvd, libri, magliette, calendari), mentre è sulla sezione “battaglie”, che privati e aziende possono elargire donazioni e acquistare pubblicità. Il budget necessario per farsi apparire sul blog più letto d’Italia va dai 5mila ai 15mila euro. Amazon, Toyota e Poste Italiane sono fra le aziende che hanno acquistato gli spazi su un sito che, per inciso, è anche la sede dell’attuale secondo (o terzo) partito d’Italia. Nemmeno la scelta dei candidati del Movimento avviene nel quadro di una normale prassi politica, ma attraverso un metodo che nel mondo dell’impresa è consuetudine sopratutto fra le multinazionali: il franchising. Il simbolo del partito rimane sempre nella disponibilità dei suoi padroni, che lo prestano, con magnanimità, a chi vuole entrare in politica come grillino.

M5S. NON-STRUTTURA O STRUTTURA PERFETTA? Invisibile, leggera, efficace, come quella del blog, è la struttura di potere del partito nel quale Casaleggio e Grillo sono riusciti a ottenere un ruolo centrale, da padroni. Fu proprio la rete, il vaneggiato luogo della massima trasparenza, a dimostrarsi lo strumento più efficace per canalizzare i consensi verso il centralismo grillino, contro le derive autonomiste da parte delle numerose liste civiche delle amministrative del 2009. In seguito alla “rivoluzione” 5 stelle, nata dall’esperienza del Vaffa day, in pochi mesi, Grillo e Casaleggio avevano già preparato il non-statuto: un’operazione di scrittura “pirotecnica”, apparentemente fondata su un’idea anti-partitica del movimento, che nella pratica avrebbe costretto i politici 5 stelle a rassegnare tutti i poteri a Grillo e Casaleggio. E così, per il “loro bene”, i grillini non possono avere correnti né organizzarsi autonomamente, sono privati della libertà che spetta a qualsiasi rappresentante politico italiano, compresa quella, banalissima, di manifestare il proprio dissenso nei confronti dei progetti del capo. Sono inchiodati alla loro promessa, schiavi del logo che hanno preso in prestito, costretti ad abbracciare tutte le battaglie combattute da Beppe Grillo sul suo sito, che, non a caso, sono quelle più in voga fra gli utenti dell’etere (quelle “scelte dalla Rete”, come le definirebbe Casaleggio). Sono, insomma, schiavi dell’opinione dominante in Rete.

IL PARTITO CARCERE. M5S COME IL PANOPTICON? Come ha ben spiegato il grillino Davide Bono, qualche giorno fa, la democrazia per il Movimento 5 Stelle è “una quisquilia”. Quello che conta è rispettare le non-regole. Pensiero naturale per chi vive nel Panopticon grillino, come Bono. Che alla luce dell’invenzione di Richard Bentham, assuma una sua logica la totale assenza di trasparenza da parte di Casaleggio e Grillo, è un fatto più che indicativo. Il Panopticon, pensato prima come il carcere perfetto e poi come metafora del modello ideale di una struttura di potere, è  un sistema di controllo e disciplina, fondato sull’autoassoggettamento dei singoli, osservati da un unico carceriere, che però rimane a loro invisibile, nell’ombra. «Un puro sistema architettonico e ottico», come lo definiva il filosofo Michel Foucault, che costringe l’individuo all’autoprivazione della libertà e all’autodiscplina, un «aprioristico modellamento in virtù delle esigenze sistemiche».