Il governo taglia 300 milioni alle università. Ma per gli studenti c’è (almeno) una buona notizia

Mentre il governo parla di giovani e crescita, gli studenti introducono nella legge di stabilità il credito d’imposta per le imprese che donano borse di studio

Ultima chiamata per i fondi da destinare alle università italiane. Dopo che il Senato ha votato la fiducia al ddl stabilità senza però modificare l’esigua dotazione (100 milioni di euro) dei Fondi di finanziamento ordinario (Ffo), i conti di alcuni atenei sono seriamente a rischio. Ora le residue speranze sono aggrappate al passaggio del testo, l’ultimo utile, alla Camera dove verrò posta la fiducia. Se non si troveranno, infatti, i 300 milioni che mancano all’appello alle università statali italiane – 400 milioni da destinare agli atenei erano stati già tagliati con la manovra di luglio, salvo poi essere reintegrati nel “fondo Letta”, per poi venire ulteriormente decurtati a favore di altre voci di spesa – c’è «il rischio di fallimento per per le università italiane». L’ha detto anche il ministro dell’istruzione, Francesco Profumo che, guardando al futuro, ha aggiunto: «Mi auguro che nella campagna elettorale delle prossime settimane ci sia un impegno esplicito e concreto dei partiti su scuola e università». In un’intervista al Mattino, Profumo aveva detto: «E’ un allarme per il futuro del paese. E’ un appello al Parlamento. Sul bilancio dello Stato, 1500 miliardi, sono briciole i fondi che chiedo per sostenere una visione strategica dei saperi». Senza i fondi di cui c’è bisogno, inoltre, si vanifica anche l’«abilitazione nazionale per i nuovi docenti universitari». E «il minor investimento nella ricerca è un impoverimento complessivo del Paese».

UNICA NOTA POSITIVA. Una nota positiva però c’è: la Commissione Bilancio ha approvato un emendamento alla legge di stabilità, presentato dai senatori Latronico (Pdl) e Vita (Pd), che introduce il credito d’imposta, finanziato dal ministero, per un milione di euro nel 2013 e 10 milioni a partire dal 2014, a favore delle imprese che doneranno fondi agli atenei per sostenere gli studenti meritevoli con borse di studio. L’emendamento ha fatto propria una proposta del Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio (Clds), approvata dal Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (Cnsu) e condivisa dal ministro Profumo, che rende le aziende partecipi del sistema del diritto allo studio. «Valorizzare il capitale umano favorendone gli studi è un modo concreto per dare spazio ai giovani», ha detto Latronico.

GLI STUDENTI. «Nonostante mesi e mesi di parole spese parlando di giovani e crescita, il governo è ancora lontano dal guardare davvero ai problemi che riguardano noi giovani studenti universitari», ha scritto Marco Lezzi (Cnsu) in una lettera al Corriere della Sera. «Questo primo passo era necessario, ma resta ancora insufficiente: bisognerà eliminare la tassazione che ancora grava dal lato degli studenti che beneficiano delle borse di studio, ad oggi assimilate a reddito di lavoro dipendente. Questo comporta che tali somme siano soggette a aliquota IRPEF e, se il reddito complessivo dello studente supera €2840,51, i suoi genitori non potranno più considerarlo figlio a carico». E non è tutto. «Un ultimo aspetto riguarda le università che erogano tali borse, costrette a versare una aliquota IRAP pari all’8,5% dell’importo della borsa di studio erogata. Con il voto della Commissione bilancio al Senato si è fatto un primo passo, necessario ma ancora insufficiente, per attrarre investimenti privati in capitale umano».