Il futuro cardinale e le sfide del Madagascar: «L’islamismo è in ascesa»

Monsignor Désiré Tzarahazana parla del ruolo della Chiesa nel paese africano in crisi: «Siamo ascoltati perché denunciamo ciò che non va e osiamo dire la verità»

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«L’ascesa dell’islamismo è palpabile, visibile. È un’invasione! Con i soldi dei paesi del Golfo e del Pakistan comprano la gente, che è povera: si vedono giovani partire in Arabia Saudita a studiare e quando tornano sono imam, anche se fino al giorno prima erano seminaristi cattolici». È molto preoccupato per il futuro del suo paese, il Madagascar, monsignor Désiré Tzarahazana, arcivescovo di Toamasina che sarà creato da cardinale il prossimo 29 giugno, come annunciato da papa Francesco.

«SE FOSSIMO DAVVERO CRISTIANI». Parlando con Aide à l’Église en détresse, spiega che nonostante il numero dei cristiani in Madagascar sia uamentato negli ultimi, raggiungendo il 55% della popolazione, «l’evangelizzazione ha bisogno di andare più in profondità. La maggior parte dei nostri dirigenti professa il cristianesimo, ma è una fede poco profonda se poi, dopo averla professata, saccheggia la casa del vicino o non si preoccupa di come vive la gente. Se fossimo veramente cristiani non saremmo a questo punto. La strada è ancora lunga».

CRISI ISTITUZIONALE. Da aprile il paese si trova incastrato in una grave crisi istituzionale, che ha generato proteste di piazza e una risposta violenta da parte del governo. In una situazione estremamente volatile, il caos ruota attorno alle elezioni presidenziali, che dovrebbero tenersi il 28 novembre, e alle sue regole, che sono state cambiate ad hoc dalla maggioranza in Parlamento pochi mesi fa per favorire l’attuale presidente Hery Rajaonarimampianina, scatenando il malcontento dell’opposizione. Delicata anche la situazione della giustizia, in un momento in cui le istituzioni, sempre più deboli, tendono a sparire e «la gente si fa giustizia da sola».

CRESCE L’ISLAMISMO. È in questo clima politico e sociale caotico che, secondo il futuro cardinale, l’islam sta prendendo sempre più piede nel paese: «Nel Nord le donne vengono pagate per portare il velo integrale, il burqa, per strada, perché sia manifesta l’espansione dell’islam. Nella mia diocesi vengono costruite moschee dappertutto anche se non ci sono musulmani. C’è un piano per costruire oltre 2.600 moschee in Madagascar. Il paese è immenso (587 mila km quadrati, il doppio dell’Italia, ndr) ma siamo solo 22 milioni di abitanti e ogni settimana arrivano aerei dalla Turchia, che portano qui centinaia di musulmani che poi non ripartono più. Nessuno sa che cosa sta succedendo».

FIDUCIA NELLA CHIESA. Le sfide per il Madagascar sono «immense» e l’unica istituzione rimasta credibile nel paese, piagato dalla corruzione, è la Chiesa cattolica: «Siamo ascoltati perché siamo sempre pronti a denunciare ciò che non va», racconta monsignor Tzarahazana. «Noi osiamo parlare e dire la verità, senza immischiarci nella “politica politicante”. Tutto il mondo si rivolge a noi perché la Chiesa dice la verità e questo la rende degna di fiducia».

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