“Il diritto di apprendere”. Incontro a Roma

Il 15 giugno 2016 alle 11.00 presso la Sala Umanistica della Biblioteca Universitaria Alessandrina della “Sapienza” di Roma verrà presentato il saggio

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È una ricerca scientifica sui “costi standard” applicati alla scuola di cui abbiamo parlato in diverse occasioni. Ora, il fatto che il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ne confermi la pertinenza e validità per il sistema scolastico italiano, fa ben sperare per il tradursi della ricerca in un concreto programma legislativo.
Il 15 giugno 2016 alle 11.00 presso la Sala Umanistica della Biblioteca Universitaria Alessandrina della “Sapienza” di Roma verrà presentato il saggio Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento per un sistema integrato, in cui si propone il riconoscimento della libertà di scelta educativa della famiglia ed un reale e sensibile risparmio per lo Stato, stimato intorno ai 17 miliardi di euro l’anno.

Il testo è scritto da Anna Monia Alfieri, legale rappresentante dell’Istituto di Cultura e Lingue Marcelline e una delle voci più autorevoli nel panorama scolastico italiano, da Marco Grumo, docente di economia presso l’Università Cattolica di Milano, e da Maria Chiara Parola, genitore ed esperta di scuola, e reca la presentazione del ministro Giannini. L’iniziativa è promossa dal blog #ilpopolodellescuole, in collaborazione con AGE – Associazione Italiana Genitori; interverranno, oltre al ministro, il Rettore della Sapienza, Prof. Eugenio Gaudio, il direttore della Biblioteca Daniela Fugaro, il presidente di Age Fabrizio Azzolini, Maddalena Gissi, segretario Nazionale di Cisl Scuola, Pasquale Pazienza, docente di Politica Economica nell’Università di Foggia e Antonio Rinaldi, del blog scenarieconomici.it. Modera Marco Esposito, giornalista de Il Mattino.

Nel libro gli autori formulano una proposta innovativa, affinché sia realizzato, anche in Italia come nel resto dell’Europa, il diritto alla libertà di scelta educativa, applicando il criterio del costo standard di sostenibilità per allievo. Un ampio apparato di dati e di tabelle riassuntive mostrano come, allo stato attuale dei fatti, iscrivendo a bilancio tutte le spese dell’attività scolastica e gestendole in un quadro unitario e rigoroso in ordine agli sprechi, sia possibile riequilibrare i costi, senza mai cedere sulla qualità del servizio. Inoltre, viene affrontato un aspetto di grande attualità in questo momento storico: quello della gestione delle scuole paritarie.

alfieri-grumo-parola-diritto-di-apprendere-copertinaIl tema viene sviluppato dal prof. Grumo nel terzo capitolo e prende in considerazione sia le attività (scolastiche, para-scolastiche ed extrascolastiche) sia la gestione (patrimoniale, finanziaria, monetaria e il fundraising). L’analisi dell’autore mostra come la realtà delle paritarie si possa articolare fra scuole sostanzialmente “non gestite”, quelle che si limitano a replicare nel tempo l’esperienza del passato, quelle gestite in termini tendenzialmente burocratici e quelle fondate su un’effettiva logica di pianificazione, programmazione e controllo di gestione.

Giustamente Grumo sottolinea come «il concetto di amministrazione deve essere completato da quello di gestione: non si tratta di un mero passaggio tecnico, ma di un cambiamento di sostanza nella conduzione dell’organizzazione», perché, nel nuovo contesto ambientale, che da iper-protetto tende a diventare sempre più ipo-protetto, «la performance educativa, sociale ed economica, da variabile sostanzialmente indipendente, diventerà sempre più una variabile dipendente da una molteplicità di fattori esogeni ma sopratutto endogeni».

Le scuole dovranno essere organizzazioni sempre meno dipendenti, dal punto di vista finanziario, solo dalle rette e dai limitati (e incerti almeno nei tempi di erogazione) contributi pubblici, attente non solo alla dimensione educativa ma anche a quella economico-gestionale sviluppando, quindi:

a) la capacità di reperire finanziamenti in termini imprenditoriali,
b) una maggiore attenzione alle problematiche di ordine strategico (e non solo all’operatività quotidiana),
c) la capacità di identificare ed accrescere la specificità dei servizi offerti condividendoli con la propria comunità di riferimento,
d) un’attenzione ai docenti considerati una variabile che si motiva da sola e che sviluppi in termini endogeni
e) un atteggiamento di costante innovazione (ciascuno di noi tende naturalmente alla stabilità e, quindi alla conservazione),
f) un orizzonte in cui l’esperienza consolidata sia l’unico (o il principale) strumento per gestire l’evoluzione e, infine, velocizzando i processi decisionali in una vision di medio/lungo periodo.

Ancora il Prof. Grumo evidenzia che «il concetto di imprenditorialità fa riferimento alla capacità dell’organizzazione (e del suo personale) di intravedere prima degli altri i bisogni delle persone e, prima di altre organizzazioni (e meglio di queste) ideare e realizzare risposte concrete, economicamente sostenibili e soddisfacenti in grado di soddisfare tali bisogni. Esso (…) si pone in rapporto antitetico rispetto ai concetti di inerzia organizzativa, di gestione da trascinamento e di autoreferenzialità delle organizzazioni (…) e richiede una spiccata predisposizione al rischio da parte dei vertici».
“Il personale deve essere sempre più oggetto di politiche gestionali specifiche volte al continuo accrescimento delle seguenti variabili critiche: motivazione, soddisfazione, competenze tecniche e gestionali (…) in ambienti che favoriscano il cambiamento, l’adattamento, la delega, l’apprendimento, l’analisi e la soluzione dei problemi complessi” perché l’imprenditorialità innesca il circolo virtuoso dell’innovazione e dello sviluppo.
Davanti ad una provocazione così puntuale che dire? Non c’è solo da attendere che lo Stato attui pienamente la Legge 62/2000 sulla parità scolastica, ma c’è – veramente e da subito – lavoro per tutti i soggetti che operano nella scuola paritaria.

Foto scuola Ansa

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