Il “decreto Farinetti” e il dilettantismo delle prime mosse di Renzi

Credo che possa essere individuato nell’impreparazione tecnica dello staff di Palazzo Chigi il granello di sabbia che potrebbe vanificare le spinte alla velocità di Renzi e, alla lunga, la sua stessa capacità di rimanere al governo

La Presidenza della Repubblica avrebbe trattenuto, senza emanarlo, il decreto legge sulla riforma burocratica, per necessità di una approfondita revisione al terminar della quale sarebbero stati espunti gli “articoli Farinetti”, quelli cioè che sarebbero stati scritti per garantire il buon andamento degli affari della sua bottega e delle ditte collegate. Sarebbero stati cancellati 84 articoli, corrispondenti a 63 pagine, in quanto non omogenei col titolo del testo; e scusate se è poco.

Cosa poi c’entrassero le autorizzazioni semplificate per lo spaccio di mosto cotto o il finanziamento di implementazioni informatiche nelle aziende dedite alla commercializzazione di prodotti agricoli non è facile immaginare, ed evidentemente gli uffici della Presidenza (della Repubblica) non sono riusciti a comprenderlo. E quelli della Presidenza (del Consiglio) come hanno fatto a dare il via a un provvedimento così sgangherato? Credo che non basti ricordare le esigenze politiche senza inquadrarle in un contesto di profonda ignoranza delle problematiche giuridiche, delle regole per la formazione delle norme e dei vincoli imposti dalla Costituzione e dalle leggi alla decretazione d’urgenza.

La cosa più grave è quella presupposta: cioè che le norme espunte rispunteranno in qualche nuovo provvedimento del futuro prossimo. E per chi, come me, non è un apologeta dei comportamenti di Napolitano, immaginatevi quanto sia fastidioso dover fare affidamento su qualcosa di cui ho contestato l’esistenza, cioè sulla “correttezza istituzionale” del capo dello stato!

Credo che possa essere individuato nell’impreparazione tecnica dello staff di Palazzo Chigi il granello di sabbia che potrebbe vanificare le spinte alla velocità di Renzi e, alla lunga, la sua stessa capacità di rimanere al governo. Infatti la produzione di atti normativi qualitativamente insufficienti postula, se si vuole perseguire l’obiettivo dichiarato, doverli rielaborare e riavviare la procedura di approvazione: cioè perdere una buona quantità di tempo.

In sostanza, l’impressione di dilettantismo condito da una grande presunzione che le prime mosse di Renzi avevano suscitato viene confermata alla grande dagli ultimi avvenimenti. Né basta a superarla il numero di voti riportati alle europee: giustizia e verità, infatti, non sono frutto del volere della maggioranza, ma categorie della ragione.