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Il “colpo” di Macron sulla Libia è «la Waterloo italiana». Parla Mario Mauro

luglio 26, 2017 Francesca Parodi

Per l’ex ministro della Difesa l’incontro Serraj-Haftar a Parigi certifica la debolezza della politica italiana e conferma che l’Europa è in balìa dei paesi forti

macron Libia ansa

Ieri il presidente francese Emmanuel Macron ha incontrato a Parigi i leader dei due principali schieramenti della guerra civile in Libia: Fayez al Serraj, primo ministro del governo libico riconosciuto dall’Onu, e il generale Khalifa Haftar, capo dell’Esercito nazionale libico che controlla la Libia orientale. L’obiettivo dell’incontro, dichiara l’Eliseo, era quello di favorire la ricerca di un accordo sul futuro del paese. Ma per l’ex ministro della Difesa Mario Mauro «si tratta di un fatto grave: la comunità internazionale, cioè Europa e Stati Uniti, aveva riconosciuto all’Italia un ruolo ordinativo nello scacchiera libico, ma nei fatti si è concretizzata un’alternativa, quella della Francia, che ci spiazza e ci mette fuori gioco. Per l’Italia, è una vera e propria Waterloo».

QUESTIONE «VITALE». La Libia, ricorda a tempi.it il senatore di Forza Italia, riveste un ruolo fondamentale sotto diversi aspetti: «È di vitale importanza nell’ambito dell’approvvigionamento energetico, considerando la rilevanza del petrolio libico. Rappresenta poi uno snodo cruciale per la guerra al terrorismo perché gruppi internazionali di terroristi (per lo più ceceni, tunisini, algerini e afghani) si muovono nel deserto subsahariano a cavallo tra Algeria, Mali, Niger e appunto Libia, costituendo una minaccia per i paesi nordafricani ed europei. La stessa Libia sta diventando un nuovo terreno fertile per l’Isis. Inoltre, com’è noto, la vicenda libica impatta sul problema del flusso migratorio (in cui il governo Renzi ha già subìto una pesante sconfitta dopo la stipula dell’accordo tra Unione Europea e Turchia)».

«MACRON SOVRANISTA». Questa iniziativa geo-strategica della Francia ha, secondo Mauro, uno scopo preciso: «La Francia si accredita così come gestore della situazione euro-mediterranea, in collaborazione con Egitto e Turchia, e lascia fuori l’Italia da questo scenario. Nonostante i timori di chi paventava una Francia sovranista nel caso di vittoria alle elezioni di Marine Le Pen, oggi il vero sovranista è Macron». L’ex ministro ricorda che, oltre alla Libia, la Francia di Macron ha toccato gli interessi italiani anche in materia di immigrazione, «in particolare, mi riferisco all’applicazione della politica francese al valico di Ventimiglia, che è, in pratica, una sistematica violazione di Schengen».

CONSEGUENZE CONCRETE. Qualcuno ha visto nell’operazione di Macron un tentativo da parte del presidente francese di accreditarsi come mediatore globale per rafforzare la propria immagine con un tocco “internazionale” in una fase di forte perdita di consenso (meno dieci punti in un mese secondo un sondaggio), ma secondo Mauro questa lettura rischia di fare sottovalutare gli effetti di questo accordo. «Non credo che si tratti solo di una foto e di un comunicato congiunto. Macron è riuscito a riunire i due leader libici, mentre noi non ci eravamo riusciti. Da questo accordo potrebbe derivare una comune collaborazione tra le due parti contro l’Isis, con tutte le conseguenze nella guerra internazionale al terrorismo. E soprattutto, se si arriverà ad un accordo tra Haftar e Serraj sul flusso migratorio, questo rubinetto sarà regolato dalla Francia e per l’Italia sarebbe un enorme punto interrogativo. Dobbiamo considerare che la Francia regola già a monte l’afflusso dal deserto del Mali alla Libia perché, com’è noto, un contingente francese presidia quel paese».

I NOSTRI ERRORI E QUELLI DELL’EUROPA. Secondo l’ex ministro, la posizione di forza della Francia è anche una conseguenza della debolezza della diplomazia italiana: «L’Italia non è riuscita ad assumersi le responsabilità del caso. Non ci sarebbe stato bisogno dell’intervento francese se ci fosse stato maggior protagonismo da parte italiana». Gli errori, nello specifico, sarebbero stati due secondo Mario Mauro: «Abbiamo trovato più comodo appoggiare il solo Serraj senza esercitare un vero ruolo di mediazione tra i due schieramenti. Inoltre, non siamo intervenuti militarmente a ridosso delle coste libiche per combattere i trafficanti di esseri umani, come invece ci eravamo impegnati a fare fin dall’operazione Mare Nostrum. Abbiamo mantenuto un ruolo defilato anche durante l’operazione Sophia, gestita dall’Unione Europea, che non è mai riuscita a reprimere definitivamente i trafficanti di essere umani. Il governo italiano quindi si è accontento di gestire a valle il problema del flusso migratorio, facendosi dare dall’Europa un po’ più di flessibilità nella gestione dei conti pubblici e finendo con l’affrontare in Italia, di fatto, gli effetti di una vera e propria economia di guerra». Gli effetti di questa “interferenza” francese, sostiene Mauro, saranno ancora più ampi: «Per l’ennesima volta l’Europa non parla con una voce sola, ma si esprime attraverso il megafono delle nazioni più forti, mettendo in difficoltà l’orizzonte di una strategia comune. Il risultato è quello di allontanare ancora di più l’opinione pubblica italiana dalla comune appartenenza europea».

Foto Ansa

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