Il centrodestra rischia il suicidio politico. Alle regionali, corre diviso in Calabria ed Emilia-Romagna

Il centrodestra è ancora spaccato. Alle elezioni di novembre Forza Italia e Nuovo Centrodestra sono l’una contro l’altro. In Campania, Caldoro spinge per l’alleanza, ma aspetta la conferma da Roma

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Mentre il Partito democratico resta ben piantato al Governo, con sondaggi che lo danno attorno a un solido 40 per cento, il centrodestra si avvicina alle elezioni regionali di novembre, diviso e con bassi consensi. Eccetto la Lega Nord, tutti i partiti di centrodestra sono in discesa rispetto alle elezioni europee.
Gli elettori sembrano non gradire le divisioni e gli attacchi reciproci. Eppure, nelle regioni, Forza Italia e il Nuovo Centrodestra non si aggregano. Né in Calabria, né in Veneto né altrove. E non usano toni concilianti, per rendere possibile un accordo. L’unica cosa che li accomuna pare essere soltanto Matteo Renzi. Da una parte, c’è Ncd, al suo fianco nell’esecutivo, dall’altra, c’è Forza Italia, a suo supporto in Parlamento, nel rispetto del patto del Nazareno siglato tra Silvio Berlusconi e il premier.

SONDAGGI. «Tutto è pronto per il suicidio definitivo di Forza Italia», scrive oggi Michele Arnese su formiche.it. Il giornale online vicino a Ncd lo motiva citando un’indiscrezione raccolta da Affari Italiani, un sondaggio segreto commissionato da Silvio Berlusconi, che vedrebbe Forza Italia all’11,5 per cento. Appena a un punto dalla Lega Nord di Matteo Salvini (attorno al 9 per cento). Anche se i dati non fossero confermati (nei sondaggi “pubblici”, Forza Italia è data attorno al 15 per cento), con Ncd al 2,6 per cento e Fratelli d’Italia al 3,3 per cento, l’ex Pdl non faticherebbe comunque a superare il 20 per cento. Di questo risultato formiche.it accusa Forza Italia: «D’altronde – prosegue Arnese – se si abbracciano tutti gli estremismi destrorsi (e contemporaneamente si occhieggia alle tesi alla Luxuria), si snobbano movimenti centristi e moderati che hanno un radicamento sul territorio (deridendo tradizioni politiche che fanno parte delle origini di Forza Italia) e si trascurano metodi innovativi e popolari di selezione della classe dirigente come le primarie, il suicidio è assicurato». «Forse – conclude Arnese – Berlusconi pensa che solo dalle ceneri possa rinascere un centrodestra. Rischiando così di essere ricordato sia come il fondatore che come il necroforo del centrodestra».

LE REGIONI AL VOTO. Dato già per sconfitto in Emilia-Romagna, il centrodestra si sta “concentrando” sulle elezioni calabresi. L’appuntamento è il 23 novembre. Sarà l’anticipo del round elettorale della primavera del 2015, quando alle urne si decideranno i governatori di Veneto, Campania, Marche, Liguria, Toscana, Umbria, Puglia. Settimana scorsa sono scaduti i termini per la presentazione delle liste. Come in Emilia-Romagna, anche in Calabria, il centrodestra si presenterà agli elettori diviso: da una parte, l’alleanza Forza Italia – Fratelli d’Italia a sostegno di Wanda Ferro. Dall’altra, il tandem Udc-Ncd, a sostegno di Nico D’Ascola, il quale ha spiegato così la decisione di correre da soli: «Crediamo che ci sia bisogno di una forza moderata anche per l’uscita di scena di Forza Italia come strumento di tutela del ceto medio e di certi valori». Wanda Ferro, da parte sua, ha accusato Udc-Ncd di furberia: «Bisogna sposare la linea della serietà e della drasticità – aveva detto a metà ottobre – non ci si può alleare con partiti, come il Nuovo centrodestra e l’Unione di Centro, i quali hanno dapprima cercato di costruire a Roma alleanze con il Partito democratico in vista del voto alle prossime regionali. Ridurre la competizione elettorale ad un semplice mercato delle alleanze non rappresenta un segnale di cambiamento».

CALDORO FA I CONTI. Se Ferro è sicura di vincere senza l’aiuto di Udc e Ncd, Stefano Caldoro, governatore della Campania, ha deciso di non rinunciare all’alleanza. Anche se per ora nulla è confermato, i dirigenti locali di Ncd e Forza Italia starebbero giungendo ad un accordo: «Alleanza vincente non si cambia», è il motto. Il problema sarà se i vertici accoglieranno le richieste dei vertici campani. Da Roma, nulla è stato fatto trapelare, né l’ok né una bocciatura all’alleanza. Se Caldoro non dovesse ottenere l’alleanza con Udc-Ncd la sua riconferma alla guida della Regione non sarebbe più così probabile come, invece, lascerebbe suggerire un indice di gradimento che lo vede fra i più amati dei presidenti regionali, stabilmente al di sopra del 50 per cento dei consensi.

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