I No Tav minimizzano, ma in Val di Susa l’estate si fa bollente

Dopo il ritrovamento di alcune molotov a Chiomonte il procuratore Caselli parla di «innalzamento del livello di scontro» e la Polizia lancia l’allarme: «I nuovi attacchi sono opera di professionisti». Ma per i No Tav è il solito complotto di media e forze dell’ordine

La lunga estate calda di lotta, promessa dal movimento No Tav, pare proprio essere esplosa. Anche se i diretti interessati, ala estrema compresa, sminuiscono quando non negano. Ieri, intanto, è stato comunicato il ritrovamento di bottiglie molotov e mortai artigianali nei giorni scorsi negli scavi di Chiomonte. Il procuratore Gian Carlo Caselli, da parte sua, è certo. Da un po’ di tempo parla, senza mezze misure, di «innalzamento del livello di scontro».

LO ZAMPINO DEI PROFESSIONISTI. Fonti della Polizia, agenti presenti al cantiere, danno ragione al procuratore generale. «Va sempre così durante l’estate – spiegano – e gli attacchi aumentano, soprattutto il fine settimana. Ma qualcosa, rispetto al passato, sta cambiando: i nuovi attacchi sono opera di professionisti, con una certa preparazione fisica e che si muovono con un tecniche paramilitari. Sono ottimi conoscitori del territorio e sanno benissimo come e quando muoversi». Un assistente del reparto mobile, intervistato dall’Huffington Post, si dice certo che «moltissima gente viene da fuori, con una fortissima presenza di stranieri. Greci, tedeschi, francesi. Non sono certo persone del luogo. L’impressione, a volte, è che alcune azioni sfuggano di mano allo stesso movimento». Movimento che la vede radicalmente all’opposto, pur pubblicando sui siti dell’area diverse entusiastiche cronache dei recenti assalti al cantiere di Chiomonte.

MA I NO TAV MINIMIZZANO. «La guerra – ironizza notav.info – è tra chi la spara più grossa e tenta di batterci con altri mezzi rispetto a quelli fin qui utilizzati che evidentemente non hanno dato i frutti sperati, quindi sotto a magistrati e poliziotti. Ormai è prassi, e tra le strategie messe in campo per indebolire il movimento notav, l’informazione gioca un ruolo fondamentale. Lo hanno capito bene dalle parti della Questura, dove ormai lavora a pieno regime un ufficio stampa che dirama comunicati minuziosi già pronti per la pubblicazione sui siti e sulla carta stampata dei giornali. Lo hanno capito bene alcuni “giornalisti”, a cui basta copiare e incollare due o tre comunicati, e non devono neanche perdere tempo a scrivere l’articolo. Lo ha capito bene qualche senatore in cerca di continua pubblicità e qualche sindacalista poliziotto che cerca una poltrona alle prossime elezioni. Chi lo ha capito bene però sono quei “giornallisti” che amano alimentare la boutade, gonfiandola ad uso e consumo non solo proprio, ma al servizio della lobby del Tav. E così via, la gara a chi la spara più grossa diventa la guerra che c’è in Val Susa, dove, le azioni dirette al danneggiamento del cantiere proseguono da tempo. Se viene danneggiato un generatore si parla di tentato omicidio, un fuoco d’artificio diventa una specie di bazooka e poi l’obbiettivo è sempre quello di fare il morto, a dir loro».

LA POLIZIA IN ALLARME. Di parere diametralmente opposto il Sap. Il segretario Nicola Tanzi chiede, senza mezze misure, «la militarizzare l’area, senza ulteriori tentennamenti». Secondo il sindacato di polizia, «si sta aggravando una situazione rispetto alla quale avevamo già suonato un campanello d’allarme lo scorso anno. Si riproduce la dinamica degli anni del terrorismo. A Chiomonte non si contesta l’opera in quanto tale, si attacca lo Stato e chi in quel momento lo rappresenta come le forze di polizia. Non si può più tentennare. Parte delle istituzioni ci sono vicine, ma questo stallo non è comprensibile. Serve una riflessione sullo sforzo che stanno facendo le forze di polizia. Siamo costretti da un lato a operare con turni molto duri, dall’altro lo Stato non ha le risorse per compensare i sacrifici che facciamo». Un’estate calda, indubbiamente.