I mascherati di Anonymous finiscono con lo sfamare i ricchi epuloni che contestano

I capitalisti si augurano che gli anarchici contestino la loro ricchezza, in modo da aumentarla. L’alternativo è solo una delle parti in commedia

Vogliono fare gli anarchici e finiscono con lo sfamare i miliardari che osteggiano. Oggi sul Corriere della Sera Danilo Taino racconta che «c’è almeno un pezzo di capitalismo che aspetta con un certo ottimismo la prossima ondata di manifestazioni e proteste contro Wall Street, contro la City di Londra, contro le banche e le grandi multinazionali. Nei giorni scorsi si è tornato a parlare del rilancio del movimento che aveva preso le piazze dopo lo scoppio della Grande Crisi, soprattutto tra il 2010 e il 2011. Dopo un anno di quasi silenzio, quelli del 99 per cento e i mascherati di Anonymous sarebbero pronti a tornare, a riprendere la strategia Occupy, l’occupazione di luoghi simbolo del sistema economico e statuale. A New York, più precisamente nel Queens, la famiglia Beige, capitalisti da quattro decenni, non vede affatto male la cosa. Lo stesso accade nel cuore di Manhattan, nel grattacielo della Time Warner. Come a Seattle, nella sede di Amazon».

CONTRO I RICCHI EPULONI. L’articolo del Corriere è interessante perché mette in evidenza come le periodiche manifestazioni di dissenso contro le banche cattive, i poteri forti, i ricchi capitalisti responsabili di tutti i mali del mondo, alla fine, non sono altro che semplici mode. E, come tutte le mode, hanno un effetto semplice semplice: diventano business. Per la famiglia Beige, proprietaria di grandi industrie che producono «oggettistica per la festa di Halloween e costumi di film», la ripresa del circo globale delle contestazioni è un affare coi fiocchi. In particolare modo per la produzione della maschera di V, divenuta celebre per il film V per Vendetta, in cui si narra la storia di un uomo che si oppone allo stato fascista e autoritario. Bene, la maschera è diventata simbolo di Anonymous, è stata indossata dai militanti del movimento Occupy e, insomma, è oggi una delle figure più ricorrenti nelle manifestazioni contro il potere dei ricchi epuloni.

LA CORDA DELL’IMPICCATO. Solo che, spiega il Corriere, «quando se ne vende una, dai sei dollari in su ma anche oltre i 50, una parte delle entrate va alla famiglia Beige, un’altra va in royalties alla Time Warner, una ad Amazon. Il movimento anticapitalista ha insomma finanziato un produttore della old economy, un rentier dei media e di Hollywood, uno dei grandi protagonisti della new economy. Un paradosso antico: è la famosa capacità del capitalista di produrre la corda a cui sarà impiccato, se siete marxisti; oppure è la famosa capacità del capitalista di rigenerarsi in tutte le circostanze, se siete schumpeteriani».

UNA DELLE PARTI IN COMMEDIA. Ora, poiché, come tutte le mode, anche quella della maschera è un po’ passata, i nostri capitalisti sono in ansia e si augurano che le contestazioni riprendano, così da potere ricominciare a fare cassa. Un bel paradosso: i ricchi capitalisti che si augurano che gli anarchici contestino la loro ricchezza, in modo da aumentarla. Ma, appunto, un paradosso solo apparente: in verità va sempre a finire così. Perché nelle idee di questi anarchici della domenica pomeriggio non c’è mai nulla di veramente sovversivo, di realmente contrario al potere. Si tratta solo di una delle parti in commedia, di una moda passeggera, dello sfizio di fischiare dalla platea assumendo la posa degli “alternativi”. Sono i giullari di corte, solo che sono così tonti che nemmeno se ne accorgono.