I francesi sono sempre meno europeisti. E gli operai vorrebbero l’uscita dall’euro

Un sondaggio commissionato dal Monde rivela una crescente insofferenza verso Bruxelles e gli immigrati. Addirittura quasi la metà di loro si dice favorevole alla reintroduzione della pena di morte

A Le Monde sono rimasti basiti. Che i risultati del sondaggio da loro promosso sulle “fratture” che attraversano la società francese non sarebbe stato incoraggiante per chi è politicamente collocato a sinistra se lo aspettavano. Ma non nella misura che le risposte alle domande poste ai francesi dall’istituto Ipsos-Steria, a cui è stata commissionata l’inchiesta, hanno rivelato.

Dunque, andiamo con ordine: solo l’8 per cento dei francesi ha fiducia nei partiti politici, solo il 28 nel parlamento, solo il 31 nell’Unione Europea; il 79 per cento ha fiducia nell’esercito e il 73 nella polizia, mentre l’”istituzione” più gettonata è la piccola e media impresa con l’84 per cento. Quindi le statistiche che mostrano la svolta conservatrice dei francesi: l’87 per cento di loro pensa che «l’autorità è un valore oggi troppo spesso criticato», il 78 dichiara «nella vita, mi ispiro sempre più ai valori del passato», il 74 dice che «in Francia si stava meglio in passato», il 62 per cento che «in Francia non ci si sente più a casa propria». Che gli stranieri che vivono in Francia siano troppi lo pensa il 66 per cento, e questo si riflette sul giudizio che i francesi danno del Front National, il partito di estrema destra sin dalle origini considerato xenofobo. Solo ormai un francese su due (51 per cento) lo considera «un partito pericoloso per la democrazia», il 47 lo considera «un partito utile», il 32 ritiene che si tratti di un partito vicino alle sue preoccupazioni (cioè votabile alle elezioni).

Non solo l’estrema destra, ma addirittura la pena di morte esce sdoganata dal sondaggio: il 45 per cento dei francesi si dichiara favorevole a reintrodurla. Fra gli operai l’opinione favorevole al suo ritorno è plebiscitaria: 64 per cento!

È proprio fra le convinzioni degli operai e quelle dei dirigenti che in Francia si manifestano le più grandi fratture, quelle di cui si parla nel titolo del sondaggio commissionato da Le Monde: per il 68 per cento dei dirigenti la mondializzazione è un’opportunità, mentre il 74 per cento degli operai la considera una minaccia; secondo il 72 per cento dei dirigenti la Francia deve aprirsi di più al mondo d’oggi, mentre il 75 per cento degli operai pensa esattamente l’opposto. La massima distanza riguarda la questione della pena di morte: solo il 26 per cento dei dirigenti è favorevole a reintrodurla, contro il già citato 64 per cento degli operai. Il 74 per cento di loro ugualmente dichiara di non sentirsi più a casa propria in Francia, contro soltanto il 38 per cento di dirigenti che la pensano così.

Ma quella che esce peggio dal sondaggio è l’Europa: non solo ad avere fiducia nell’Unione Europea è rimasto appena il 31 per cento dei francesi, ma il 70 per cento vorrebbe arrestare la devoluzione di poteri dalla Francia alla Ue e cominciare a rinazionalizzarli. Solo il 17 per cento dei francesi desidera che si continuino a trasferire competenze e materie da Parigi a Bruxelles. L’uscita dall’euro è preconizzata solo da una minoranza del 33 per cento dei francesi, ma tale opinione è diventata già maggioritaria, col 52 per cento, fra gli operai.