I cattolici si sono rassegnati a essere lobby. Anzi, due lobby

Una per la famiglia, l’altra per l’accoglienza. Ma così non sanno più farsi percepire come portatori di un progetto globale, forse perché in realtà non ne sono (più) portatori.

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“Qual è la casa politica dei cattolici?” è la domanda che abbiamo posto, qualche giorno fa sul sito di Tempi. Esiste un pericolo che si chiama irrilevanza, come ha notato il cardinale Camillo Ruini e un risultato elettorale che ne pare la conferma. Abbiamo chiesto un’opinione su questi temi al sociologo Massimo Introvigne, direttore del Cesnur (Centro studi sulle nuove religioni). Ecco la sua risposta.
Una delle cause – certamente non l’unica – dell’irrilevanza politica dei cattolici è che essi sono percepiti, e spesso si percepiscono loro stessi, come una lobby e non come una famiglia spirituale portatrice di un progetto di società come è quello della dottrina sociale della Chiesa. Non è neppure più ben chiaro di quale lobby si tratti. Per qualcuno è una lobby che cerca di frenare la marcia verso il matrimonio omosessuale con relative adozioni, l’eutanasia, il gender nelle scuole e un maggiore favore dello Stato per l’aborto comunque e dovunque. Per altri è una lobby dell’accoglienza ai rifugiati e agli immigrati (con una grande confusione sulle differenze essenziali fra le due categorie).
Comunque sia, le lobby possono fare un grande lavoro nei corridoi della politica ma sono di solito irrilevanti nelle elezioni. Alle elezioni i cittadini votano per partiti che abbiano una proposta globale che spazi dalla politica estera alla sicurezza, l’economia, i progetti di sviluppo, mentre le lobby per definizione si occupano di un numero ristretto di materie.
I cattolici si sono rassegnati a essere lobby – anzi, due lobby, quella “di destra” della vita e della famiglia e quella “di sinistra” dell’accoglienza –, ma non sono riusciti a farsi percepire come portatori di un progetto globale, forse perché in realtà non ne sono (più) portatori. Continuando così, le lobby potranno ottenere successi tipici del lavoro di lobby, ma non potranno pretendere successi elettorali.

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