Hong Kong. Mobilitiamoci per Joshua Wong

Il giovane attivista arrestato con un’accusa risibile di assembramento. L’Italia e l’Europa si mobilitino: firma la petizione

«Joshua Wong, l’attivista e leader del movimento pro-democrazia di Hong Kong, è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di assembramento. Fonti ancora da verificare dicono che dopo poche ore è stato rilasciato. La vera colpa di Wong è di voler difendere i diritti dei cittadini, di essere un giovane leader che con il suo impegno ha mostrato al mondo una Cina diversa, di aver detto che voleva candidarsi alle elezioni (possibilità che gli è stata negata), di essere un non violento che ha sempre rispettato la legge le istituzioni.
L’Italia vanta un buon rapporto con Pechino, è questo il momento di alzare la voce. Temo purtroppo che non lo farà, e lo dico per esperienza, perché quando invitai Joshua Wong al Parlamento italiano per essere ascoltato dalla commissione Esteri della Camera mi fu detto che non era possibile. Ma non possiamo fare nostra l’irresponsabilità dei governanti, Vaclav Havel diceva che quando una persona viene arrestata ingiustamente non si può stare con le mani in mano, nacque così Charta 77 e le petizioni internazionali a favore dei dissidenti imprigionati firmate da migliaia di italiani. Se non parte dall’alto, la richiesta di libertà di espressione per Wong e per i giovani di Hong Kong parta dal basso. Sottoscrivo la proposta di un osservatorio permanente sui diritti civili ad Hong Kong lanciata dall’associazione giovanile Nuova Generazione e invito tutti coloro che amano la libertà e la democrazia a sottoscriverla».
Lo dichiara Maurizio Lupi, presidente di Noi con l’Italia (Ansa)

Il testo della petizione – clicca qui per firmare

È di oggi, 24 settembre, la notizia dell’arresto di Joshua Wong, il giovane attivista e leader del movimento pro-democrazia di Hong Kong. Dopo poche ore è stato rilasciato e sarà processato il 30 settembre 2020.

L’accusa, risibile, è quella di assembramento. Quella degli arresti continui, dei ripetuti interrogatori, del controllo asfissiante è una tecnica che purtroppo abbiamo imparato a conoscere dalla teoria e dalla prassi del controllo sociale dei regimi del ‘900.
La vera colpa di Joshua Wong è di voler difendere i diritti dei cittadini, di essere un giovane leader che con il suo impegno ha mostrato al mondo una Cina diversa, di aver detto che voleva candidarsi alle elezioni (possibilità che gli è stata negata), di essere un non violento che ha sempre rispettato la legge le istituzioni.
Non è il primo e non sarà l’ultimo dei cittadini di Hong Kong a essere incarcerati ingiustamente, senza altra motivazione che non la repressione dei movimenti per la democrazia di quella città.
Non è una questione interna cinese, come ci è stato più volte detto. I diritti umani non sottostanno al principio della non ingerenza. Un’ingiustizia contro i diritti fondamentali della persona perpetrata a Hong.
Václav Havel, il grande dissidente e poi presidente della Cecoslovacchia, anche lui più volte incarcerato, diceva che quando una persona viene arrestata ingiustamente non si può stare con le mani in mano. Nacque così Charta 77 e le petizioni internazionali a favore dei dissidenti imprigionati firmate da migliaia di italiani.

Chiediamo al Parlamento Europeo e al Parlamento Italiano, in particolare alle competenti commissioni di Camera e Senato di farsi promotrici, in collegamento con le realtà della società civile che già seguono quanto succede nella ex colonia britannica, di un Osservatorio permanente sulla violazione dei diritti civili a Hong Kong.

Ne va della democrazia e della libertà di tutti.

L’associazione Nuova Generazione

Foto Ansa