Hollywood conosce la verità sul cristianesimo (sì, come no)

Il cinema è la migliore fabbrica di bugie e la verosimiglianza nelle pellicole non è un accessorio indispensabile. Sarà per questo motivo che molti registi decidono di raccontare la loro personale verità sul cristianesimo? Forse, ma il pubblico ne farebbe volentieri a meno.

Si avvicina la domenica di Pasqua e, come accade da anni anche per il Natale, la televisione è già pronta a proporci i grandi classici del cinema a sfondo religioso: la Passione di Mel Gibson, il Vangelo secondo Matteo di Pasolini, Gesù di Nazareth di Zeffirelli o Il Messia di Roberto Rossellini. Tutte pellicole che fedelmente riproducono la storia di Cristo raccontata nei vangeli. Ma è quasi certo che qualche canale satellitare si lancerà in una scelta controcorrente, del resto negli anni molti registi si sono cimentati con versioni rivedute e corrette della storia del cristianesimo e dei suoi protagonisti.

Il film che ha riscosso maggior consenso in questo senso è Il codice Da Vinci, tratto dall’omonimo libro di Dan Brown (che da anni non è più in cima alle classifiche): la pellicola, prodotta in pompa magna a Hollywood, vanta Tom Hanks e Audery Tautou come protagonisti e Ron Howard alla regia. Il racconto parte dalla morte del curatore del Louvre, trovato senza vita nella posizione dell’uomo di Vitruvio di Leonardo Da Vinci e pieno di scritte incomprensibili sul suo corpo. Un esperto di simbologia chiamato a svelare il mistero, Robert Langdon, farà delle scoperte talmente sensazionali da mettere in dubbio tutte le certezze e i dogmi della fede cristiana. Un libro e un film, come ampiamente dimostrato, ricchi di inesattezze e di illazioni, ma che evidentemente appassionarono il pubblico, curioso di leggere una versione della storia del cristianesimo inconsueta e ricca di intrighi, una presunta verità che la Chiesa terrebbe nascosta da secoli. Una menzione speciale la merita la seconda riduzione cinematografica di un libro (il primo) di Dan Brown, Angeli e Demoni. Per l’occasione l’esperto di simbologia (interpretato da Tom Hanks) si è spostato addirittura a Roma: tra le sue chiese, infatti, si nasconderebbe il mistero della pericolosissima setta degli Illuminati, un altro, l’ennesimo complotto ordito alle spalle dei fedeli dalla cattivissima Chiesa.

L’aspetto crudele e massonico della Chiesa e la lettura e reintepretazione dei vangeli apocrifi da sempre attraggono Hollywood, assieme alla figura di Cristo, uomo come noi e, in quanto tale, innamorato di una donna, Maddalena. Sia i libri di Dan Brown che L’ultima tentazione di Cristo, del maestro Scorsese, si concentrano su questo aspetto e raccontano di un Gesù innamorato e addirittura padre di famiglia, una famiglia che vive sotto falso nome e che nei secoli ha mantenuto il segreto sulla sua identità. Perché avrebbe dovuto farlo? Misteri della fede, verrebbe da dire. Non è immune alle rappresentazioni nemmeno il papa: se però in Habemus Papam di Nanni Moretti il punto di partenza è un accadimento dichiaratamente inventato dal regista e che non trova corrispondenze con la realtà, ne La papessa, film tedesco del 2009, il regista Sönke Wortmann s’ispira alla leggendaria figura della papessa Giovanna, la prima e unica papa donna, che avrebbe governato la chiesa dall’853 all’855. Nessuno storico ha mai trovato uno straccio di documento che ne provasse l’esistenza ma Hollywood è la fabbrica delle bugie, la verosimiglianza – anche nella fede – non è un accessorio indispensabile.