Gli stupri di Hamas il 7 ottobre «avevano intento genocida»

Di Giancarlo Giojelli
08 Dicembre 2025
La giurista israeliana Ruth Halperin-Kaddari racconta a Tempi perché quelle dei jihadisti sono più di semplici violenze sessuali: «Volevano terrorizzare e disumanizzare la nostra società»
Soldatesse dell'IDF partecipano alla commemorazione delle vittime del 7 ottobre nel 2024
Soldatesse dell'IDF partecipano alla commemorazione delle vittime del 7 ottobre nel 2024 (foto Ansa)

Le testimonianze dei sopravvissuti al massacro del 7 ottobre, il racconto dei primi militari, dei volontari del Magen David Adom, la croce rossa israeliana, che hanno visto e fotografo lo sfacelo che era stato fatto dai terroristi ai corpi delle vittime, le comunicazioni tra gli assalitori intercettati dall’intelligence israeliana e anche i biglietti trovati nelle tasche dei terroristi arrestati non lasciano dubbi. Il 7 ottobre 2023 segna un giorno in cui la violenza sessuale è stata chiaramente e scientificamente usata come arma di sterminio di massa e come messaggio a tutto un paese.

Il rapporto Dinah sugli stupri di Hamas

Lo dimostra una inchiesta svolta dalla fondazione Dinah (dal nome della prima donna, figlia di Giacobbe, di cui la Bibbia nella Genesi racconta lo stupro). Dinah è un progetto di studio e ricerca che unisce un team di donne di alto livello accademico, che sta approfondendo gli aspetti giuridici delle violenze sessuali in guerra. Crimini che hanno una configurazione non ancora chiaramente definita a livello internazionale e che in molti casi è difficile perseguire.

Ruth Halperin-Kaddari, giurista di fama internazionale, è con la giudice Nava Ben-Or tra le fondatrici del progetto e ha redatto il rapporto finale. La incontriamo a Tel Aviv. A Tempi illustra i risultati dell’indagine che Dinah ha svolto dopo i primi rapporti della commissione Onu, guidata da Pamel Patten, che avevano confermato le violenze sessuali. L’indagine è raccolta in un volume, A Quest for Justice, October 7 and Beyond, che è il primo quadro giuridico e probatorio completo ad analizzare l’uso sistematico della violenza sessuale come arma di guerra durante gli attacchi di Hamas contro Israele il 7 ottobre.

Il “Dinah Report” raccoglie le testimonianze di 15 ostaggi rilasciati, 17 sopravvissuti ai massacri del Nova Festival e dei kibbutz Re’im, Nir Oz e Kfar Aza, 27 primi soccorritori, i medici dell’obitorio e i terapisti che lavorano con le vittime del 7 ottobre.

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«Modello per perseguire le violenze»

«A differenza dei precedenti rapporti che si concentravano sulla documentazione delle atrocità – dice Halperin-Kaddari – questo libro costruisce un modello legale per perseguire questi crimini, anche quando l’attribuzione diretta ai singoli autori è impossibile».

Basandosi sulle testimonianze dei sopravvissuti, sulle prove forensi, sui video e le dichiarazioni di alcuni terroristi catturati, il libro sostiene che la violenza sessuale non è stata incidentale, ma parte di una strategia genocida deliberata. Redatto da un team interamente femminile di esperte di diritto e genere riconosciute a livello mondiale, il rapporto di Dinah sfida i governi, la Corte penale internazionale, le Nazioni Unite e gli organismi per i diritti umani ad agire: chiede di perseguire Hamas per crimini contro l’umanità e di inserire il gruppo fondamentalista nella lista nera delle Nazioni Unite per l’uso della violenza sessuale come tattica di guerra.

«Non solo – dice Halperin-Kaddari a Tempi – occorre modificare gli standard legali internazionali su come affrontare la violenza sessuale in situazioni di guerra. Questo non è solo un libro su Israele, ma un caso di studio legale globale per affrontare la violenza sessuale legata ai conflitti in tutto il mondo. La violenza sessuale non è stata accidentale, ma parte di una deliberata strategia genocida, una intenzionale e strategica arma utilizzata per disumanizzare le vittime, seminare paura e degradare la famiglia, il gruppo, l’etnia, la nazione a cui la vittima appartiene. Attaccando la sessualità, una della fonti primarie di vita e simbolo della continuità della esistenza della comunità manda un messaggio di morte e distruzione a tutti». 

Le atrocità compiute il 7 ottobre

La violenza sessuale in guerra pone questioni legali e sociali complesse. Il 7 ottobre, come in molti altri casi nel mondo, molte vittime sono state uccise, i corpi bruciati. Non possono parlare. Dopo le urla le avvolge il silenzio. I sopravvissuti e gli ostaggi rilasciati spesso sono troppo traumatizzati per testimoniare contro i loro abusatori e le prove forensi necessarie a una incriminazione sono difficili da ottenere sulla scena del crimine devastata nelle zone di guerra. Questo crea profonde difficoltà a raccogliere le basi per ottenere giustizia. Per superare questi ostacoli e assicurare la possibilità di perseguire i criminali e portarli davanti ad un giudice, il progetto Dinah ha sviluppato una cornice legale innovativa.

Il punto non è solo colpire i colpevoli diretti, è riconoscere le ferite profonde inflitte agli individui e alle comunità. Ristabilire la verità storica e prevenire future atrocità perché simili atti in futuro non restino impuniti. Il rapporto è dettagliato: la violenza sessuale è stata consumata al Nova Festival, sulla strada 232, alla base militare di Nahal Oz, nei kibbutz Re’im , Nir Oz e Kfir Aza.

Alcune vittime sono state trovate nude con le mani legate, spesso ad alberi o pali, stuprate e uccise in modo atroce, con i genitali mutilati. Il rapporto, spedito alle Nazioni Unite, descrive nei dettagli i crimini avvenuti durante il festival, nei kibbutz, nelle basi militari e nei tunnel a Gaza. Familiari sono stati costretti ad assistere agli abusi sessuali su amici e parenti prima che fossero uccisi. Le vittime avevano chiodi, granate, sbarre di ferro e coltelli inseriti negli organi sessuali. Una donna aveva i genitali «come se qualcuno l’avesse fatta a pezzi», dice un medico forense.

Una protesta davanti alla Bbc nel 2024 per denunciare gli stupri di donne israeliane da parte di Hamas il 7 ottobre 2023
Una protesta davanti alla Bbc nel 2024 per denunciare gli stupri di donne israeliane compiuti da Hamas il 7 ottobre 2023 (foto Ansa)

«Hamas aveva un intento genocida»

Le violenze sessuali sono continuate durante la prigionia. Nudità forzata, assalti sessuali fisici e verbali, minacce di matrimoni forzati. Molte vittime sopravvissute sono ancora troppo traumatizzate per parlare. Altre stanno ritrovando solo ora il coraggio e la forza per raccontare cosa è accaduto e vincere il terribile senso di vergogna che le attanagliata, orribile effetto collaterale, ulteriormente disumanizzante, di questo genere di violenza. Le foto scattate durante le autopsie sono inequivocabili e troppo orrende per poter essere mostrate. Gli organi sessuali delle donne sono stati devastati, lacerati con ogni genere di strumenti acuminati, con efferato disprezzo. Le comunicazioni tra i terroristi che sono state intercettate confermano il racconto dei sopravvissuti. I terroristi si incoraggiavano a vicenda. Alcuni di quelli che sono stati catturati hanno ammesso. Avevano in tasca le istruzioni, frasi in ebraico da dire alle vittime per minacciarle e costringerle a sottoporsi agli abusi.

L’intento, in sostanza, era genocida, disumanizzante e ha coinvolto tutti coloro che hanno partecipato all’assalto, anche se non hanno personalmente commesso gli stupri. Per questo Dinah chiede di non abbassare il livello di responsabilità personale, ma di estenderlo alla responsabilità di quanti hanno partecipato in diverso modo alle atrocità: il contesto dell’attacco non è solo lo scenario, ma anche la prova dell’intento dello stupro di massa.

«In sostanza – dice la giurista – lo scopo di Hamas era usare la violenza sessuale come parte di un intento genocida con l’obiettivo di terrorizzare e disumanizzare la società israeliana con significative implicazioni a livello internazionale. Un quadro che si deve estendere ad altri conflitti in corso. Non solo per dare giustizia alle singole vittime: la comunità internazionale non può permettere che simili crimini siano compiuti impunemente o minimizzati come singoli casi».

Il silenzio dell’Onu

Resta aperta l’atroce questione della negazione o della minimizzazione da parte di molte organizzazioni internazionali. Il progetto Dinah ha faticato a trovare la collaborazione che si aspettava da parte delle Associazioni internazionali per i diritti delle donne e degli organismi dell’Onu nati a tutela delle donne, quando non ha dovuto fronteggiare aperte ostilità.

E i fatti denunciati sono ancora oggi negati, minimizzati, ridotti a singoli episodi o, peggio, in qualche modo riportati come inevitabili benché esecrabili “effetti collaterali” di una guerra “che ha ben altre ragioni”. Come se si temesse che dimostrare che le violenze sessuali in una situazione di conflitto non sono “ordinarie violenze” sminuisse le “ragioni per cui si combatte”. Per quanto riguarda il 7 ottobre il negazionismo è evidente. Ma attenzione: è una logica che si ritrova in diversi conflitti, in tutto il mondo. Vale per tutti.

Sbaglia chi pensa di poter confinare l’uso, l’abuso, il sadico accanimento, l’esercizio del potere sul corpo umano da cui nasce la vita a un passato ormai remoto di una barbara umanità. Sono dinamiche che appartengono al presente, in tutti i continenti, in tutte le guerre, note o dimenticate, vicine o lontane. Vedremo come si muoveranno le Nazioni Unite: Dinah chiede un’ulteriore missione internazionale di accertamento dei fatti, alla luce del crescente numero di prove. Chiede che i crimini vengano riconosciuti come specifici reati e possano essere perseguiti tutti coloro che li hanno, in diversi modi, commessi o aiutato a commetterli. Aggiungerei: colpevoli anche quanti questi stupri li hanno esaltati o consapevolmente negati.

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