Reportage dal villaggio druso Majdal Shana, dove un razzo di Hezbollah ha ucciso dei bambini che stavano giocando in un campo. «La loro morte ci fa capire che la risposta non può essere l’odio, solo la pace»
Lo striscione affisso nel villaggio druso Majdal Shana che ricorda i 12 bambini uccisi da un razzo di Hezbollah (foto di Giancarlo Giojelli)
«Mia figlia Alma aveva 11 anni: era una ragazzina sempre felice, allegra. Voleva studiare, era piena di progetti per il futuro. Amava la danza, il canto, lo sport, amava dipingere e ci spesso ci sorprendeva dicendo cose splendide: ci parlava di amore e di pace. Soprattutto non solo diceva, ma credeva in queste parole. Diceva che ogni giorno è un nuovo giorno. Una nuova possibilità di vivere, di amare, di essere generosi e gentili, di seguire i nostri sogni. Alma era il mio amore. La mia gioia. La mia forza. Il suo nome significa anima, ed era la nostra anima. Se ne è andata in cielo con altri undici angeli. Loro ci guardano. Loro ci fanno capire che la risposta non può essere l’odio. Non può essere la morte. Non può essere la vendetta. Solo la pace».
Naela Eldin, la mamma di Alma e insegnante, racconta a Tempi cosa è accaduto dopo quel pomeriggio del 27 luglio dello scorso anno, quando un missile lanciato da Hezbollah ha colpito il cam...
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