Grillo minaccia dal salone del coiffeur: «Expo Milano come la Tav? Eh sì, il rischio c’è»

Il comico genovese guida l’«ispezione» del M5S ai cantieri della manifestazione. È l’inizio di una Val Susa in Lombardia?

«Interessi, affari, lobby, partiti, speculazioni, due inchieste, un mare di cemento e una montagna di soldi». «Speculazione insensata ai danni di un intero territorio asservita all’unico obiettivo di “nutrire la casta”». E ancora: «Opere inutili, costi spropositati e interessi malavitosi». È l’Expo 2015 di Milano secondo Beppe Grillo, stando ai post con cui ha annunciato sul suo blog la visita ai cantieri della manifestazione (i pentastellati la chiamano «ispezione») alla testa di una delegazione di un’ottantina di esponenti del M5S.

DAL PARRUCCHIERE. Tuttavia questa volta potrebbe esserci qualcosa in più oltre al solito profluvio di generiche accuse e denunce. Con l’«ispezione» dei grillini infatti potrebbe iniziare qualcosa di molto serio, e che però il comico genovese prende come sempre alla leggera. Intervistato da Emanuele Buzzi e Massimo Rebotti del Corriere della Sera, che lo hanno intercettato ieri all’interno del salone del parrucchiere Roberto (“Spy Hair”, nel centro di Milano), Beppe Grillo – mentre dettava al coiffeur il taglio «di sempre: leggero, “a cespuglio”, asciugati indietro, “un po’ gonfi verso l’alto”, quasi cotonati» – ha ammesso che in effetti sì, nei cantieri dell’Expo i grillini vogliono «vedere come vengono spesi i soldi dei cittadini», ma non ha tutti i torti chi nel partito paragona Expo alla Tav. «Eh, sì. Il rischio che diventi come la Tav c’è», dice il comico.

TUTTO «OPACO». Grillo sorride, ammicca, accenna, adombra. Si fa fare la messa in piega e intanto spara: «Expo poteva avere un’anima ma non ce l’ha: è opaco, con aziende già estromesse, appalti al massimo ribasso… Avrebbe dovuto essere diffusa sul territorio e non chiusa dentro agli stand». E anche ammettendo che i suoi giudizi abbiano un qualche significato reale, la cosa è preoccupante. Come scrive Daniele Manca nell’editoriale del Corriere della Sera, una guerriglia no Expo, per quanto possa far divertire l’annoiato comico, «è un rischio che vorremmo non correre».

NO EXPO? NO GRAZIE. «In Italia – scrive Manca – serpeggia in maniera preoccupante un sentimento antimoderno e anti industriale secondo il quale qualsiasi intervento sul territorio, costruzione di grattacielo o strada, rigassificatore o infrastruttura digitale, nasconda esclusivamente interessi che con la cittadinanza e le comunità non hanno alcuna relazione. Come se il benessere fosse uno stato di natura». Sparare a zero contro una generica corruzione sulla base di nessun fatto serve solo a «opporre in modo palese o subdolo dei “no” a qualsiasi scelta. Accrescendo in maniera enorme il loro potere di veto a scapito della cittadinanza che dall’attività economica trae beneficio». Se è vero che «gli investimenti diretti esteri in Italia erano nel 2012 lo 0,6% del Prodotto interno lordo contro il 2,8% del Regno Unito e l’1,4% della Francia», questo paese deve ringraziare anche «la retorica del “no”» che Grillo minaccia di esportare dalla Val di Susa a Milano.