Il grillino d’apparato

La scomparsa del nome di Grillo dal simbolo, i Vaffa-Day relegati in soffitta, gli “sbaciucchiamenti” dell’Economist a Raggi, candidata a Roma, e del Financial Times a Di Maio

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Claudio Cerasa ha scritto sul Foglio che è in corso una «mutazione genetica del Movimento 5 Stelle che da “anti-establishment movement” è diventato il movimento coccolato dai campioni dell’establishment».

I segnali ci sono. La scomparsa del nome di Grillo dal simbolo, i Vaffa-Day relegati in soffitta, gli “sbaciucchiamenti” dell’Economist a Virgina Raggi, candidata a Roma, e del Financial Times a Luigi Di Maio. E poi, soprattutto, i curriculum della stessa Raggi, 37 anni, avvocato di un certo talento (Silvio dixit) e di Chiara Appendino, 31 anni, laureata in economia internazionale, poliglotta, che ha lavorato alla Juve, e che corre per il Comune a Torino.

Se a questo aggiungete le spifferate del Corriere sugli incontri tra esponenti pentastellati e ambasciatori europei in Italia, diplomatici statunitensi e pretoni della curia vaticana, ce ne è abbastanza per avvalorare la chiave di lettura della mutazione antropologica “da grillini a casaleggini”, se così si può dire.

Solo che, poi, quando li senti parlare o leggi le loro interviste ti accorgi che, anche se hanno il master all’occhiello, questi hanno la testa piena di diritti degli animali, lotta per gli scontrini, guerra alla casta, editoriali di Travaglio, visioni stataliste nordcoreane, mito della democrazia diretta (cioè by Casaleggio) e altre fregnacce che ti fanno venire un atroce sospetto: non sono i giovani grillini che si sono normalizzati, sono quelli che una volta erano giovani normali a essersi “grillinizzati”. E questa è una vera disgrazia educativa e politica.

Foto Ansa

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