La Grecia, la Grexit e il sogno di una Europa dei popoli (egoisti)

Intervista a Daniele Bellasio (Sole 24 ore): «Siamo ancora troppo divisi tra le gelosie dei singoli stati nazionali e la necessità di centralizzare alcuni temi. La sola nota positiva è la guida di Mario Draghi e della Bce, unica per ragionevolezza»

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«L’Europa fa sconti, non fa regali». Se la cava con una battuta Daniele Bellasio, caporedattore del Sole 24 ore. «È come per i compiti a casa: non ci vengono imposti da una sconosciuta autorità esterna, siamo noi che vogliamo partecipare a un gruppo con determinate regole. Anche la Germania ha i suoi compiti a casa da fare».
Saranno gli storici a tracciare un bilancio di questi mesi di trattative, referendum e accordi europei per il salvataggio della Grecia, a stabilire chi abbia giocato meglio le sue carte, tra azzardi, bluff spregiudicati e batoste. L’unica certezza è che la fragile Unione Europea è sopravvissuta a un fuoco di fila senza precedenti, ma le incognite per il futuro permangono.

Bellasio, quale Europa esce da questa convulsa settimana?
Le vicende di questa settimana hanno creato due precedenti: uno negativo e uno positivo. Quello negativo è che per la prima volta l’uscita di un paese dal club della moneta unica è divenuto un argomento di discussione, è stato preso e dibattuto dai paesi membri dell’eurozona venendo meno alla presunta irreversibilità della moneta unica. Quello positivo è che, nonostante tutte le difficoltà, il processo è andato avanti sotto la guida, unica per ragionevolezza, di Mario Draghi e della Bce.

Permane però ancora il limite della “discrezionalità”: in Europa si decide una linea, e poi ciascuno a casa propria la stravolge come meglio crede.
Purtroppo è vero, in parte è dovuto alla narrazione dei “compiti a casa” e in parte all’incompiutezza dell’istituzione europea. Siamo ancora fermi al palo, divisi tra le gelosie dei singoli stati nazionali e la necessità di centralizzare alcune discussioni. Paradossale è che chi urla al colpo di Stato spesso e volentieri coincide con chi auspica anche un’Europa più unita, che però implica una cessione di sovranità per funzionare. Se c’è cessione di sovranità non c’è colpo di Stato, è evidente.

Ma se questa volta l’Unione l’ha scampata, almeno per ora, cosa ci riserva il futuro?
Nella migliore delle ipotesi riusciremo a mettere in campo tutte le strategie per la crescita che rispondono a un’unica ricetta: favorire investimenti privati e pubblici attraverso una revisione totale del fisco e della burocrazia. Nella peggiore delle ipotesi, invece, dovremo mettere in conto un cambio totale della geografia del continente: la Grexit, infatti, non sarebbe che il preludio di un riassestamento geopolitico ben più grande di quanto immaginiamo, che coinvolge tutti, dalla Nato alla Russia. Per il bene dell’Unione bisogna fare di necessità virtù, perché l’Europa non sopravvive se non cresce e sta a noi decidere se e come possa farlo.

Foto Ansa