La più grande fabbrica di animali clonati al mondo? È “made in Cina”

L’obiettivo è clonare un milione di buoi ma «economicamente il progetto non ha senso» e vi lavorerà Hwang Woo-suk, il veterinario che ingannò tutta la comunità scientifica e fu radiato

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Una fabbrica di 14 mila metri quadrati per clonare un milione di buoi, rivenderne la carne e così abbassare il prezzo del manzo. Il folle progetto è ovviamente “made in Cina” e un contratto da 30 milioni di euro sarebbe già stato firmato tra l’azienda che produce staminali Sinica e l’area per lo sviluppo tecnologico di Tianjin.
Saranno clonati anche cani, vitelli, cavalli, primati non umani ma come dichiarato da Xu Xiaochun, presidente e amministratore delegato di Boyalife, il gruppo a cui fa capo Sinica, «l’intenzione è quella di fornire enormi quantitativi di carne di manzo di altissima qualità al maggior numero di consumatori possibili. Stiamo per percorrere un sentiero mai battuto, qualcosa che non è mai esistito prima».

LO SCIENZIATO TRUFFATORE. Simili annunci vanno sempre presi con le molle, ma in questo caso c’è un motivo in più per dubitare. Al progetto, infatti, collaborerà anche la Fondazione sudcoreana Sooam, guidata da Hwang Woo-suk. Lo “scienziato” sudcoreano è diventato famoso nel 2004 dopo aver pubblicato uno studio su Science nel quale pretendeva di aver clonato cellule staminali umane. Quando riuscì a clonare un cane, molti lo proposero per il Nobel. Poi si scoprì che le sue scoperte erano tutte fasulle, venne licenziato dall’università dove lavorava e gli fu impedito di esercitare per due anni.

CLONARE IL MAMMUT. Il “pioniere della clonazione” si lanciò allora nel tentativo di clonare il mammut. Nel 2006, ammise di aver usato fondi statali di Seul per acquistare dalla mafia russa alcuni esemplari di tessuto. Anche in questo caso, il tutto si risolse con un nulla di fatto ma in estate Hwang ha comunque denunciato i suoi collaboratori russi accusandoli di volergli rubare la tecnica per clonare il mammifero estinto: cioè prelevare il nucleo da cellule di mammut clonate e poi impiantarle in un ovulo di elefante svuotato. Inutile parlare dei risultati.

CANI DA 100 MILA DOLLARI. Nel 2013, l’uomo definito anche «il mago che ridona la vita» si è dedicato a un’impresa più redditizia: clonare animali da compagnia per i loro ricchissimi padroni. Per la modica cifra di 100 mila dollari, e un tasso di successo garantito del 30 per cento, il veterinario ha offerto a proprietari affezionati la clonazione dei loro cani, vivi o morti da non più di cinque giorni. «Ovviamente non è lo stesso cane», ci ha tenuto a precisare Hwang. «È come un gemello identico anche se non possiamo assicurare che avrà lo stesso temperamento».

PROBLEMA DELLA SICUREZZA. Riuscirà lo pseudo-scienziato a vincere la nuova sfida della fabbrica di clonazione da allevamento? Vedremo. Il complesso aprirà l’anno prossimo, periodo in cui è prevista la clonazione di 100 mila capi. L’Unione Europea ha già vietato l’importazione di carne da allevamento clonata. La sicurezza, infatti, è uno dei problemi più grandi: «Deve essere ancora testata. La clonazione ha diversi effetti collaterali, fra cui invecchiamento precoce e predisposizione dell’animale ad ammalarsi», ha dichiarato critico Woo Hee-jong, veterinario presso l’Università nazionale di Seoul.

«ECONOMICAMENTE NON HA SENSO». Il progetto ha come scopo quello di abbassare il prezzo della carne ma è proprio il costo dell’operazione a lasciare perplessi. Secondo Ryu Young-joon, docente alla scuola medica dell’università nazionale Kangwon, «clonare un animale richiede un processo estremamente dispendioso. Clonare un animale da compagnia costa all’incirca 87 mila dollari. Chi comprerà bestie da allevamento così costose? Lasciamo perdere il problema della sicurezza alimentare, è dal punto di vista economico che non ha senso». Provaci ancora Hwang.

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