Gontero (Agesc): «Bene ddl Aprea. Ora il governo aiuti le paritarie»

Il presidente di Agesc spiega la sua soddisfazione per il ddl sull’autogoverno delle scuole: «È passo avanti verso l’autonomia, di cui da sempre si parla senza poi far nulla. E con i nuclei di autovalutazione migliorerà il servizio».

«È da almeno 10 anni che in Italia si parla di autonomia scolastica, senza però poi fare nulla. Bene quindi che si sia arrivati ad approvare queste norme». La voce di Roberto Gontero lascia intendere tutta la soddisfazione di Agesc per l’ok al disegno di legge per le autonomie scolastiche, approvato ieri dalla Camera. Mentre si aspetta il voto definitivo del Senato, a Tempi.it Gontero spiega quali sono i fattori più positivi del ddl.

Come avete accolto voi di Agesc questa approvazione?
Abbiamo preso atto di questa votazione della Commissione Cultura della Camera e abbiamo apprezzato questo passo avanti verso una maggiore autonomia scolastica che in Italia manca da anni. Questa parola, “autonomia”, si usa da tempo, ma poi il nostro sistema rimane sempre ingessato e burocratizzato. Il provvedimento è sicuramente un primo passo avanti: anche il ministro Profumo aveva auspicato a inizio del suo mandato di arrivare a questa soluzione. Ora la palla passa al Senato, da cui ci aspettiamo un’approvazione in tempi brevi: non vorremmo che la proposta decada con la fine della legislatura. Questo balletto di provvedimenti approvati solo a metà e poi costretti a ripartire da capo hanno ridotto la scuola italiana ad un colabrodo.

Ci aiuti a capire allora quali sono i punti salienti di questo ddl che avete apprezzato.
Noi apprezziamo il fatto che queste norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche procedano così da dare sempre più autonomia. E soprattutto diano la possibilità di una nuova governance delle scuole legata alla comunità scolastica: docenti, genitori, presidi, così da interpretare al meglio anche le esigenze del territorio. La seconda cosa poi molto importante di questo ddl è la formazione di nuclei di autovalutazione all’interno della scuola: in raccordo con l’istituto nazionale di valutazione, ogni anno verrà preparato un rapporto sugli standard qualitativi che ogni scuola offre. Questo rapporto servirà poi a genitori per avere alcuni parametri qualitativi per scegliere la scuola dei propri figli. Non vuole essere questa una spinta alla privatizzazione o alla guerra tra scuole, ma un’iniziativa utile perché ci sia maggiore responsabilità nel corpo docente per aumentare la qualità dell’insegnamento. Così aumenta anche la responsabilità educativa dei genitori: l’idea è aiutare a non ridurre la scelta della scuola a quella più vicina o più comoda da raggiungere. Oltre al fatto che si creerebbe una competizione positiva tra le scuole, spinte a migliorare il più possibile il proprio servizio.

Nell’intervista che lasciò a Tempi quest’estate, Monti aveva assicurato che non avrebbe fatto mancare sostegno economico alle scuole paritarie. Come le sembra si stia muovendo il governo, anche alla luce della recente legge di stabilità.
Le dichiarazioni del Premier ci erano sembrate davvero positive, anche perché erano arrivate dopo che avevamo incontrato i segretari Bersani, Casini e Letta: coi tre maggiori partiti che sostengono il Governo Monti avevamo insistito perché facessero pressioni sul governo nel tutelare le nostre scuole. C’è una tegola enorme che pende sulle paritarie: se i contributi non venissero ripristinati totalmente c’è il rischio che tanti istituti debbano chiudere, come già sta succedendo da tante parti. Abbiamo lanciato tanti allarmi: ci sono intere province sparse per tutta l’Italia che non hanno più possibilità di scelta, dato che non hanno più scuole paritarie. Però nella legge di stabilità non abbiamo visto iniziative  di questo genere: noi auspichiamo che nei prossimi mesi le forze politiche sappiano confermare con degli atti concreti queste promesse. Anche perché pure a loro conviene: è risaputo che le scuole pubbliche paritarie introducono un grande risparmio per le tasche dello Stato. A fronte di una spesa di 538 milioni di euro c’è un risparmio di quasi 6 miliardi all’anno. Quindi guardiamo con fiducia alle prossime mosse del governo: nessuno ha la bacchetta magica, ma crediamo che questa gente abbia a cuore il futuro del nostro Paese.

In questi giorni è tornato d’attualità anche il discorso sull’Imu agli enti non commerciali, definitivamente approvato. Temete venga esteso anche alle scuole paritarie?
No, le scuole paritarie senza fini di lucro e che quindi fanno un servizio pubblico non dovrebbero essere interessate. Ma c’è un però, di cui abbiamo discusso anche di recente nel Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica: serve una precisazione da parte del governo rispetto a quelle scuole, soprattutto d’infanzia, che affittano i locali da una parrocchia o da un ente ecclesiastico. È una cosa che accade, spesso, in comodato d’uso gratuito. Ecco, queste parrocchie si troveranno a pagare l’IMU come qualsiasi ente che affitta dei locali, senza però ricavare alcun affitto dalla concessione di questi spazi, assegnati appunto in via gratuita. Chiediamo quindi al governo di legiferare rispetto a questo punto poco chiaro: nessuno vuole pesare su un ente con una tassa simile quando viene ospitato un servizio pubblico come quello fatto da una scuola per l’infanzia.