A volere la legge sui pentiti fu Giovanni Falcone e, finché ci fu lui a gestire i collaboratori di giustizia, i risultati si videro. I problemi sono cominciati dopo, come dimostra il caso "trattativa Stato mafia"
Giovanni Brusca condotto in carcere a Palermo dopo la sua cattura, 21 maggio 1996 (Foto Ansa)
Rimettere in libertà un diavolo, si può? Ieri Libero, come titolo di prima pagina, ha risposto così: "L'assassino di Falcone liberato. Il boia mafioso è fuori. È davvero giustizia?". La domanda era retorica, e la risposta era "no", ovviamente, come specificato nell'editoriale di Daniele Capezzone.
Giovanni Brusca ha un "curriculum" luciferino, capace di far inorridire chiunque. ‘U verru, "il porco" in dialetto siciliano, lo "scanna cristiani", è il responsabile della strage di Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. Ha sulla coscienza – secondo alcune stime – circa 150 omicidi; sequestrò, strangolò e sciolse nell'acido Giuseppe Di Matteo, figlio quindicenne di un boss pentito.
Brusca ha trascorso 25 anni in carcere e poi, grazie al fatto di essere diventato collaboratore di giustizia, ha usufruito dei benefici previsti dall'ordinamento penitenziario, uscendo da Rebibbia nel maggio 2021. Da pochi giorni può muoversi senza...
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