Giustizia e Recovery plan: sprechi e inefficienze

La disponibilità di 2,3 miliardi di euro sarà vanificata, se il Piano non prevede alcuni cambiamenti. Ecco quali

Magistratura, inaugurazione dell'anno giudiziario

A poche ore dall’inizio del confronto parlamentare sul PNRR-Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il Centro studi Rosario Livatino sottolinea, con riferimento alla parte relativa alla Giustizia, la persistenza di gravi lacune, illustrate nel documento che si può leggere qui, che formula anche proposte alternative.

Cosa dovrebbe prevedere il Recovery Plan

La disponibilità di 2,3 miliardi di euro – insufficiente per coprire tutte le esigenze del settore ma comunque importante – sarà vanificata, se il Piano non prevede: l’incremento dell’organico dei magistrati, che in Italia oggi sono circa 10,6 ogni 100.000 abitanti, meno della metà della media europea (21,5); la stabilizzazione di almeno una parte dei magistrati onorari, sul cui lavoro grava la giurisdizione in settori significativi, soprattutto in primo grado; l’aumento del personale di cancelleria, che vede oggi 35 ausiliari ogni centomila abitanti, pure qui la metà rispetto alla media europea (68,7).

A che serve l’Ufficio per il processo?

Le risorse sono invece indirizzate al finanziamento dell’“ufficio per il processo”, che costituirà un intralcio per il lavoro dei giudici, e rischia di stravolgere la stessa funzione, mentre la digitalizzazione resta un miraggio se non è orientata dove serve realmente.

Particolarmente carente è la parte relativa alla esecuzione della pena, di cui si immaginava una valorizzazione – che invece non c’è – per renderla più conforme ai principi di tutela della dignità della persona, attraverso l’acquisto di braccialetti elettronici, l’incremento di percorsi efficaci di rieducazione e reinserimento al lavoro, e la costruzione di nuovi istituti penitenziari.

Foto Ansa