Giovanardi: «So la verità su Ustica. Ma tocca a Renzi togliere il segreto di Stato»

Nella Giornata per le vittime delle stragi, il senatore annuncia: «Abbiamo potuto consultare documenti esplosivi. Ma se ne parliamo rischiamo tre anni di carcere»

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Da Ustica al volo sparito, i misteri dei cieli

Lunedì 9 maggio si celebra per la decima volta da quando è stata istituita la Giornata della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi, e stavolta il tran-tran commemorativo potrebbe essere sconvolto dai clamori dell’attualità. Alcuni senatori dichiarano di essere a conoscenza di informazioni sensazionali, tali da gettare una luce nuova e rivelatrice su una vicenda tragica, controversa e misteriosa come la strage Ustica, l’isola tirrenica nei cui pressi precipitò misteriosamente, la sera del 27 giugno 1980, un Dc-9 della compagnia Itavia che volava sulla rotta Bologna-Palermo. Uno di questi è Carlo Giovanardi, membro della Commissione antimafia e della Commissione sul rapimento e la uccisione di Aldo Moro (della cui morte lunedì ricorre il 38esimo anniversario). Nei giorni scorsi Giovanardi ha preso visione di documenti messi a disposizione dei commissari dal governo e conservati presso il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza.

Vuoi vedere che questa è la volta che celebriamo la Giornata della memoria delle vittime delle stragi con uno scoop? Senatore, lei sa la verità sulla strage di Ustica?
Noi abbiamo potuto consultare documenti che sono ancora classificati come segreti e segretissimi, al punto che la loro divulgazione può essere punita con una pena fino a tre anni di carcere. In questi documenti sono contenute rivelazioni esplosive, che riguardano avvenimenti collocati fra la fine del 1979 e il 27 giugno 1980, la data in cui esplose l’aereo, e che permettono di chiarire e capire quello che accadde. Negli ultimi tre anni le massime cariche dello Stato – prima il presidente Napolitano e poi il presidente Mattarella, e i presidenti della Camera e del Senato – in occasione della Giornata della memoria e dell’anniversario del 27 giugno hanno proclamato la necessità assoluta di arrivare alla verità intorno a quei fatti, arrivando ad affermare, come fece l’anno scorso il presidente del Senato, che la verità viene prima di ogni convenienza. Pochi giorni fa il ministro degli Esteri, intervenendo sul caso Regeni e sulla richiesta forte dell’Italia all’Egitto di non coprire con alcun tipo di segreto quello che è successo, ha affermato che non ci sono ragioni geopolitiche che possano ostacolare la ricerca della verità. Ora, come si accordano questi concetti col fatto che dopo 36 anni noi abbiamo carte ancora coperte?

Mi faccia capire. Due anni fa uno dei primi atti del governo Renzi è stata la declassificazione dei documenti relativi alle stragi, compresa quella di Ustica. Non dovrebbero esserci più segreti.
Non è così. Il governo ha tolto il segreto di Stato e ha consegnato agli archivi di Stato una parte del materiale. Ma la parte rimanente è stata nuovamente classificata segreta o segretissima, e in forza della legge vigente, malgrado sia stato tolto il segreto di Stato. Attualmente la possono visionare sia i magistrati che i membri delle Commissioni parlamentari. Ma siamo dovuti andare nella sede dei Servizi, scortati dai funzionari, e abbiamo potuto leggere e prendere appunti. Ma niente di più, perché la divulgazione di quello che abbiamo letto è punibile con la prigione.

Eppure il segreto di Stato sui delitti di strage non esiste. La legge 124 del 2007 esclude tassativamente che il segreto di Stato possa riguardare informazioni relative a fatti eversivi dell’ordine costituzionale o concernenti terrorismo, delitti di strage, associazione a delinquere di stampo mafioso, scambio elettorale di tipo politico-mafioso.
Evidentemente le cose non stanno così, pensi al caso Abu Omar. L’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari è stato assolto nel febbraio 2014 con sentenza della Corte di Cassazione dopo che lo Stato italiano aveva opposto il segreto di Stato. E per quanto riguarda il passato, se lei legge l’ultima intervista del giudice Rosario Priore, che ha indagato su Ustica, vedrà che lui dice che non ha potuto avere accesso ai documenti che ho letto io, perché c’era il segreto di Stato.

Invece lei e altri avete avuto accesso a documenti sconvolgenti, ma non potete dirci cosa avete letto.
È così. Possiamo parlarne fra di noi, perché tutti coloro che hanno legittimamente accesso ai documenti possono parlarne fra loro, ma la loro divulgazione è punibile. Il paradosso è che in Italia si continuano ad accusare americani e francesi di essere colpevoli dell’abbattimento dell’aereo: c’è un film che attribuisce la responsabilità dell’accaduto agli americani, in cui caccia “sperona” il velivolo italiano, e la tv ha trasmesso un documentario che attribuisce la responsabilità a un missile sparato da un aereo francese, mentre noi abbiamo in mano carte che smentiscono queste storie di battaglie aeree, e raccontano tutta un’altra verità.

Che lei non vuole raccontarci, perché non può. Eppure insieme alla declassificazione la direttiva Renzi ha disposto il versamento negli Archivi di Stato anticipatamente rispetto ai 40 anni previsti per norma. Questo non comporta nulla?
Anch’io avevo capito che le cose stavano così, ma a quanto pare le cose stanno diversamente. Noi siamo partiti dal fatto che un documento già pubblico, un rapporto dei nostri servizi segreti da Beirut sul caso Abu Abbas (il dirottamento della nave Achille Lauro, ndr), citava un accordo del 1973 fra l’Italia e l’Olp, che autorizzava i palestinesi a trasportare armi attraverso il nostro territorio in cambio del loro impegno a non compiervi mai attentati. Il cosiddetto “lodo Moro”. Tenga conto che appena due anni fa la Procura di Bologna ha archiviato l’inchiesta sul terrorista tedesco Thomas Kram, riferibile al gruppo di Carlos, scrivendo che la sua presenza a Bologna il 2 agosto 1980 (la data della strage alla stazione, ndr) è «incomprensibile», «ingiustificata» e «alimenta un grumo di sospetto». Ma «quel solo e sorprendente fatto non è tuttavia sufficiente per ipotizzare in assenza di altri elementi» sul suo conto «una partecipazione alla strage della stazione». E non sarebbe dimostrabile l’esistenza del “lodo Moro”. Bene, se uno leggesse i documenti che ho letto io, probabilmente cambierebbe idea. Queste carte hanno un’importanza fondamentale non solo per la ricostruzione di episodi tragici della nostra storia e di vicende giudiziarie che non sono concluse, ma anche per quello che riguarda i rapporti con paesi nostri alleati. Quello che è stato costruito nella memoria collettiva – l’aeronautica militare italiana complice, i generali traditori – verrebbe smentito. Allora io mi aspetto che lunedì i vertici delle istituzioni, quando si presenteranno a Montecitorio per la Giornata della memoria, non ripeteranno le solite cose. Cioè che abbiamo il dovere di cercare la verità andando al di là di ogni convenienza. Sarebbe surreale. Allora noi diciamo: caro presidente del Consiglio, pubblichi le carte che noi abbiamo visto ma di cui non possiamo parlare. Poi saranno gli storici, i magistrati e l’opinione pubblica a farsi un’opinione e a prendere iniziative.

Nel frattempo, dobbiamo concludere che la desecretazione tanto strombazzata due anni fa non è stata reale, i documenti restano segreti e ci sono leggi che puniscono la loro divulgazione.
Certamente, assolutamente sì.

Mentre questi documenti non pubblicabili rivelano notizie fondamentali per capire cosa è successo.
Per me sono esplosive.


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •