Giappone, meglio risparmiare sugli anziani che tornare al nucleare: «Si sbrighino a morire»

Il Giappone ha spento 50 su 52 reattori dopo Fukushima e perderà 68 miliardi di dollari l’anno. Ministro delle Finanze: «Il problema non sarà risolto fino a quando le persone anziane non si sbrigheranno a morire».

C’è da stare certi che il ministro delle Finanze giapponese Taro Aso non verrà rieletto dopo queste dichiarazioni rilasciate la settimana scorsa: «Io mi sentirei davvero male se sapessi che tutte le mie cure vengono pagate dal governo. Il problema non sarà risolto fino a quando non si permetterà alle persone anziane di sbrigarsi a morire».

«VECCHI MALFERMI? UN PESO». Un terzo dei 128 milioni di cittadini giapponesi ha più di 60 anni. Nei prossimi 50 anni cresceranno del 40 per cento. Per dimostrarsi coerente, Aso, che ha 72 anni, ha assicurato che rifiuterebbe qualunque tipo di cura negli ultimi anni della sua vita. Secondo il ministro, curare una persona in fin di vita costa decine di milioni di yen e come detto una volta nel 2008, «i vecchi malfermi sono un peso» per il sistema sanitario nazionale: «Perché dovrei pagare con le mie tasse per persone di 67 o 68 anni che non fanno altro che mangiare e bere?».

IL COSTO DEL NO AL NUCLEARE. Eliminiamoli in fretta, dunque, per abbattere i costi del welfare. Ma perché il Giappone ha così bisogno di risparmiare? Dopo il disastro di Fukushima, Tokyo ha spento 50 dei suoi 52 reattori nucleari. In questo modo perde circa 34 miliardi di dollari all’anno in energia non prodotta e quindi da acquistare, con notevoli danni anche per l’ambiente. Secondo l’Istituto di economia energetica giapponese (Ieej) se il paese non riaccenderà i reattori sarà la catastrofe, ma la maggior parte della popolazione non vuole più saperne del nucleare e il precedente governo ha promesso di eliminare il nucleare come fonte di approvvigionamento energetico entro il 2040.

TAGLI ALLE PERSONE. Come recuperare quei 34 miliardi di dollari, che potrebbero diventare 68 sempre secondo Ieej? Difficile dirlo ma la proposta del ministro Taro Aso di convincere gli anziani «a sbrigarsi a morire» per risparmiare sul welfare potrebbe tornare utile.