Germania, il Papa restituisce coraggio ai giovani e Lutero ai luterani

Benedetto XVI termina il suo viaggio in Germania, dove ai giovani ha detto di «non essere cristiani tiepidi», perché questo è l’unico modo per sconfiggere il buio del male e del dolore. Agli Evangelici, che si aspettavano un “dono” impossibile, il Papa porta molto di più: Lutero stesso

Se diminuisce la pratica religiosa non significa forse che la Chiesa deve cambiare? La risposta del Papa che a Friburgo ha incontrato i cattolici impegnati nella società è quella di Madre Teresa di Calcutta: Lei ed io. Perché la Chiesa non è solo gerarchia ma tutti i battezzati, e quindi tutti devono convertirsi per cambiare continuamente. La Chiesa deve soprattutto essere «demondanizzata», come dice il Vangelo, perché «una Chiesa che si accomoda in questo mondo, diventa autosufficiente e si adatta ai criteri del mondo. Essa dà così all’organizzazione e all’istituzionalizzazione un’importanza maggiore che non alla sua chiamata all’apertura. Per corrispondere al suo vero compito, la Chiesa deve sempre di nuovo fare lo sforzo di distaccarsi dalla mondanità del mondo».

E del resto i cristiani vivono lo scandalo, agli occhi del mondo, della fede: «Che il Dio eterno si preoccupi di noi esseri umani, ci conosca; che l’Inafferrabile sia diventato in un determinato momento afferrabile; che l’Immortale abbia patito e sia morto sulla croce; che a noi esseri mortali siano promesse la risurrezione e la vita eterna – credere questo è per noi uomini una vera pretesa». E dopo aver incontrato le vittime degli abusi sessuali, Benedetto XVI ripete con forza che questo “scandalo” è stato «messo in ombra proprio recentemente dagli altri scandali dolorosi degli annunciatori della fede. Si crea una situazione pericolosa, quando questi scandali prendono il posto dello skandalon primario della Croce e così lo rendono inaccessibile, quando cioè nascondono la vera esigenza cristiana dietro l’inadeguatezza dei suoi messaggeri». Allora occorre togliere «coraggiosamente ciò che vi è di mondano nella Chiesa».

Nella ultime giornate del viaggio il Papa ha incontrato i giovani a Friburgo, ha celebrato la Messa per la Diocesi, ha incontrato il mondo della ricca e potente chiesa tedesca che rischia la routine e perde di vista Cristo e quindi il suo futuro. E lascia il suo incoraggiamento: «Ci saranno comunità piccole di credenti, e già esistono, che con il proprio entusiasmo diffondono raggi di luce nella società pluralistica, rendendo altri curiosi di cercare la luce che dà vita in abbondanza». Sono stati quattro giorni da prima pagina in Germania. Il viaggio del Papa in patria, il primo viaggio ufficiale ma di fatto la terza visita, è stata come sempre anticipata da critiche e polemiche e poi è diventata un successo. Perché, hanno commentato molti dopo l’attesissimo discorso al Parlamento, non è venuto a fare prediche, a dare soluzioni o rispondere a richieste, ma ha riproposto un tema che è alla base del nuovo stato tedesco: le ragioni e le fonti del diritto. Il Papa dice che il diritto non si può cambiare a colpi di maggioranza e consenso, che è basato su quella legge naturale che alcuni vorrebbero ignorare, ma che è una vera «ecologia dell’uomo». E su questa base prosegue i suoi discorsi, le sue omelie. Scuote la Chiesa tedesca, sempre potente e fiera, ma divisa all’interno, in cerca di un dialogo su temi non essenziali. Perché di essenziale, dice Benedetto in ogni suo discorso, c’è solo Dio e il suo amore per noi che non abbiamo altro da offrirgli che la nostra povertà.

Dà coraggio e ringrazia i tedeschi dell’est, e non solo i berlinesi che sono un pò meno del previsto allo stadio olimpico, ma quelli che hanno subito la «pioggia acida» di due dittature: quella bruna e quella rossa. Quelli che ora con la libertà ritrovata, le strutture parrocchiali rafforzate e la possibilità di vivere la fede, si sono spenti e si sono rannicchiati in una routine, in una non testimonianza. Lo dice ai fedeli del sud cattolico, della diocesi di Friburgo dove i giovani gli fanno rivivere l’atmosfera da Gmg. A loro dice di non essere cristiani tiepidi, perché questo è l’unico modo per sconfiggere il buio del male e del dolore. Il viaggio è un continuo grazie per il grande impegno caritativo della Chiesa tedesca, ma anche un modo per ricordare che i soldi non bastano, servono le persone, perché la Carità è amore, è spogliarsi dalle ricchezze, dal potere, è donazione di sé. Agli Evangelici che si aspettavano un “dono”  impossibile, il Papa porta molto di più: Lutero stesso. Riparte dalla domanda di fondo del monaco ribelle, dalla domanda sulla misericordia, e invita i luterani a fare chiarezza a casa loro con le sette evangeliche moderna che fanno più male che bene al messaggio evangelico.

I vertici e i giornali storcono il naso ovviamente, ma molta gente comune è felice di aver visto il Papa pregare con il presidente delle Chiese evangeliche nella chiesa che ha visto i primi turbamenti di Lutero. E poi ci sono gli ortodossi, i musulmani, gli ebrei, i seminaristi, i giudici della Corte Costituzionale e Helmut Kohl. Sono incontri veloci, pochi minuti per una foto e un breve saluto, un testo su cui riflettere con calma, o un colloquio commovente come quello con l’ex Cancelliere che ha cambiato il volto dell’ Europa. Ci sono gli incontri ufficiali con la cancelliera Merkel e con il presidente Wullf (che ad alcuni sembra concentrato soprattutto sulla sua situazione di cattolico divorziato e risposato). Non è stato uno “straniero in patria”, come diceva qualcuno, non ha detto quello che alcuni volevano sentirsi dire, e ha spiazzato tutti proprio per questo. Certo a Berlino c’è stata più attenzione alla maratona di sabato e domenica che per la visita del Papa, ma questo era prevedibile. Ma il  viaggio è stato in prima pagina, con i vespri a Etzelsbach, dove invece di 20 mila, i fedeli sono quasi 100 mila. Un canto a Maria dopo avere visto negli occhi, ancora una volta, la sofferenza delle vittime degli abusi sessuali del clero. Uno scandalo che rischia di far dimenticare il vero e potente scandalo della Croce: che Dio Eterno si occupi di noi. Dove c’è Dio là c’è futuro. Il motto del viaggio è la migliore sintesi del filo conduttore dei 16 discorsi che il Papa ha pronunciato. Perché Benedetto XVI è andato in Germania per riportare Dio nel cuore della società.