Nel 2002 la Germania arrancava, poi è diventata la locomotiva d’Europa. Ecco come ha fatto

Schröder con riforme impopolari ha ridotto l’assistenzialismo, migliorato il mercato del lavoro e trasformato Berlino nell’economia più forte dell’Eurozona

Oggi la Germania vanta la migliore economia europea ma appena dieci anni fa il paese era considerato il malato d’Europa. Il merito della trasformazione portata avanti da Angela Merkel è del suo predecessore, Gerhard Schröder, che approvò una serie di riforme coraggiose in grado di far uscire i tedeschi dalla stagnazione.

MENO ASSISTENZIALISMO. Si tratta della famosa “agenda 2010”: un programma che a partire da un discorso del Cancelliere al Bundestag il 14 marzo del 2003, riformò il paese a partire dal mercato del lavoro. Le riforme più significative sono state effettuate in quattro passaggi fondamentali che presero il nome dal capo della commissione dedicata, Peter Hartz. La più importante e più incisiva fu la Hartz IV, dove venne radicalmente ridimensionato il sistema assistenzialista tedesco.

RIFORMA MERCATO DEL LAVORO. L’assegno per i disoccupati fu ridisegnato e  venne istituito un sistema di sussidi per incentivare il ritorno nel mercato del lavoro: i disoccupati godono del sussidio statale ma si mettono a disposizione in caso di particolari offerte lavorative. Davanti al rifiuto da parte del lavoratore di un’offerta non motivata, il sussidio viene ridotto se non del tutto eliminato.

FLESSIBILITÀ. Per ragioni soprattutto politiche l’equivalente del nostro articolo 18 non solo non venne toccato ma addirittura rafforzato. Allo stesso tempo, però, il welfare subì importanti modifiche e le aziende furono messe in condizione di operare con maggiore flessibilità. Per vedere gli effetti di queste riforme la Germania ha dovuto aspettare qualche anno: il 2003 e il 2004 fu un biennio duro per i tedeschi, che sforarono anche il fatidico 3% di soglia del deficit. A partire dal 2006, però, la Germania ha cominciato a crescere a ritmi superiori rispetto alla media dell’Eurozona, diventandone la locomotiva.