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La preghiera del mattino di Lodovico Festa

L’allargamento dell’Ue a est non è più scontato come una volta

Di Lodovico Festa
31 Ottobre 2024
Bulgaria, Georgia, Serbia, Moldavia, Ungheria. Nei paesi già ferventi sostenitori dell'integrazione europea cresce lo scetticismo. E non è solo colpa della Russia. Rassegna ragionata dal web
Putin Moldavia Ue
Putin-diavolo in una caricatura mostrata durante una protesta davanti all'ambasciata russa a Chisinau, in Moldavia, lo scorso 24 febbraio (foto Ansa)

Sulla Nuova bussola quotidiana Luca Volontè scrive: «Il Paese si trova tra l’Ucraina e la Romania, ha una popolazione di circa 2,5 milioni di abitanti e ha ottenuto lo status di candidato all’Ue nel giugno 2022, mentre l’Unione Europea ha aperto i colloqui di adesione nel giugno di quest’anno. Sandu ha affermato più volte che solo l’adesione all’Ue può garantire che la Moldavia non finirà per diventare il prossimo obiettivo della Russia. La Moldavia ha l’obiettivo di aderire entro il 2030, ma la stanchezza di alcuni Stati membri nel continuare l’allargamento dell’Ue potrebbe significare che l’adesione richiederà molti altri anni. Tuttavia, nonostante il supporto deciso della diplomazia europea, il raddoppio dei finanziamenti da parte di Bruxelles e le iniezioni di capitali liquidi importanti del Fondo Monetario Internazionale, il Paese ha dimostrato di essere diviso al 50 per cento e, per esser sinceri, una risicata maggioranza di cittadini moldavi preferisce tener buoni rapporti sia con Bruxelles che con Mosca».

Ma il voto che ha spaccato la Moldavia e, poi, la Georgia dipende solo dalle illecite influenze e manipolazioni russe?

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Su Politico Eu Gabriel Gavin e Eva Hartog scrivono: «Elections in Moldova and Georgia this week are turning into a sobering reality check for the European Union as it finds itself increasingly on the back foot in its battle for influence with Russian President Vladimir Putin. For years, the Eu has been confident that its liberal, democratic agenda will ultimately steer Georgia and Moldova away from the Kremlin’s orbit and toward the West — a confidence boosted by polls suggesting both countries have big popular majorities for Eu membership. This week’s elections now suggest that optimistic Eu vision is increasingly uncertain. Moldova voted for Eu membership by only the narrowest of margins on Sunday — with 50.4 percent of voters in favor — and the populist Georgian Dream party that is expected to win on Saturday is set to pursue an illiberal agenda that will make EU membership impossible».

Non ha forse ragione Politico Eu a ricordare come sino a qualche anno fa era assolutamente netta, scontata e “invincibile” la massiccia prevalenza di un’opinione pubblica pro Ue in Georgia e Moldavia?

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Su Affari italiani si scrive: «Il primo ministro polacco Donald Tusk ha dichiarato che l’allargamento dell’Unione Europea “deve includere la Serbia” dopo l’incontro a Belgrado con il presidente serbo Aleksandar Vucic, che da parte sua ha assicurato in una conferenza stampa congiunta che la Polonia è un partner estremamente importante per il Paese. “Non esiste un’Unione Europea completa senza la Serbia” ha dichiarato Tusk».

Un Tusk molto allarmato dagli sbandamenti di Olaf Scholz, Pedro Sanchez ed Emmanuel Macron avverte l’Unione europea sul fatto che deve ripensare a come essere attrattiva nell’Est europeo e nell’area cosiddetta ex asburgica.

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Su Euronews si scrive: «I bulgari si recheranno alle urne domenica 27 ottobre per la settima elezione anticipata dal 2021, tra il fallimento dei politici che faticano a formare una coalizione stabile e gli elettori sempre più indifferenti all’esito del voto. Lo scorso giugno l’affluenza ha raggiunto il minimo storico del 34 per cento. Il quadro politico della Bulgaria, membro più povero dell’Unione Europea e uno dei suoi Stati più corrotti, è nel caos da anni: nonostante il primo posto alle urne il 9 giugno scorso, il partito conservatore Gerb dell’ex-premier Boyko Borissov, non è riuscito a portare a termine con successo i negoziati con il Movimento per i Diritti e le Libertà e con la destra populista».

Dalla Bulgaria alla Georgia, passando per l’Ungheria e la Moldavia, c’è uno sbandamento dell’opinione pubblica di quelle nazioni già ferventi sostenitrici dell’integrazione europea. Pesa naturalmente l’esplodere di uno sfrenato imperialismo tardorusso che spaventa le popolazioni locali. Ma conta pure una certa arroganza dell’Unione Europea e dei suoi stati più influenti: si consideri solo l’irritazione nei confronti di Berlino espressa persino più volte, in tempi recenti, da un politico come lo stesso Tusk, cioè dall’“eroe” della lotta ai “sovranisti” di Varsavia.

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