Cinema Fortunato
I segreti di “Wildwood” rovinati dall’eccesso di (splendida) tecnica
Il testo che segue è tratto dalla puntata settimanale di “Cinema Fortunato”, la newsletter di recensioni cinematografiche riservata agli abbonati di Tempi. Abbonati per riceverla ogni giovedì.
Legenda: ★★★★ pazzesco | ★★★ ci sta | ★★ ’nzomma | ★ imbarazzante
Wildwood – I segreti del bosco proibito ★★
Di Travis Knight
Dove vederlo: al cinema
Quindici anni di gestazione, un romanzo di Colin Meloy e il film in stop motion più lungo mai realizzato: Laika punta tutto su una catabasi nel bosco proibito di Portland, dove la dodicenne Prue deve strappare il fratellino ai corvi. Il mestiere è sbalorditivo, ogni inquadratura sembra scolpita a mano e se ne sente la fatica. Ma l’epica a cui il film aspira si disperde in un mondo troppo affollato di creature, fazioni e voci celebri, e il racconto perde il passo che l’artigianato meriterebbe. Splendido da guardare, difficile da amare: la meraviglia c’è, l’amore per la vita un po’ di meno. E poi la seconda parte, un grande pastiche di Tolkien, Alien eccetera, è poco originale rispetto al grande lavoro compiuto sul piano tecnico.

L’assurda storia della Gialappa’s Band ★★★
Di Walter Veltroni
Dove vederlo: al cinema
Da Radio Popolare a Mai dire gol, passando per Mago Forest, Aldo, Giovanni e Giacomo e quel genio di Teo Teocoli: Walter Veltroni, che quando non fa politica sentimentale o film terribilmente sentimentali (il dittico nostalgico e malmostoso Quando e C’è tempo), si conferma ottimo documentarista dopo le belle prove di Quando c’era Berlinguer e quel piccolo gioiellino di cinema ad altezza di bambino che è I bambini sanno. Chi l’avrebbe mai detto? Comunque con la Gialappa’s Band Veltroni attraversa quarant’anni di televisione italiana senza agiografia, affrontando anche i congedi più dolorosi, dall’addio mai pienamente compreso di Teocoli al recente ridimensionamento del trio, diventato un duo. Il film coglie la natura dei tre: non capocomici ma “spalle”, cioè un coro nel senso greco del termine, che commenta dall’esterno e proprio per questo vede meglio. E al tempo stesso offre una regia attentissima, in grado di valorizzare tantissimi talenti lanciati in tutti questi anni. Molto divertente, anche se, temo, solo per un pubblico di una certa età.

Klara e il Sole ★
Di Taika Waititi
Dove vederlo: al cinema
Come sparare sulla Croce rossa. Film sbagliatissimo, diretto da Taika Waititi, che ho sempre trovato sopravvalutato anche quando dirigeva cose più centrate come Jojo Rabbit. Qui il regista neozelandese riprende il romanzo di Ishiguro e lo rende piatto, monocorde. Spiega, colora, commenta. Il mondo di Klara diventa una favola dai toni caramellati, la malinconia è affidata a qualche gag fuori fuoco e alla colonna sonora, e i personaggi si riducono a una collezione di figurine. Maltrattato un po’ da tutti, critica e pubblico, è uno di quei film sbagliati nel tono, nel registro e nella recitazione che forse col tempo verranno riabilitati. Forse.

Rocky ★★★★
Di John. G. Avildsen
Dove vederlo: Prime Video
Ha senso parlare ancora di Rocky? Diciamo di no, però a fine dicembre arriva il film sul film, cioè su come Sylvester Stallone sia riuscito a girarlo da squattrinato, senza un curriculum alle spalle. Non lo ha diretto (il primo capitolo è firmato da John G. Avildsen, quello che poi avrebbe girato Karate Kid), ma lo ha scritto e si è imposto come protagonista contro tutto e tutti. Pazzesco. Peraltro la storia è anche autobiografica. Grande pezzo di cinema degli anni Settanta, spaccato di quel Sogno Americano di cui oggi nessuno parla più. È grande cinema trasversale, per un pubblico vasto e non semplicemente per appassionati di pugilato, che poi sarebbe anche una metafora semplice ma bella. Con un sacco di seguiti, di cui scriveremo. Il secondo è una fotocopia del primo con più soldi, il quarto è pazzesco.
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