Genova, sciopero trasporti. «Le proposte di Beppe Grillo sono accattivanti, ma hanno una pecca: sono irrealizzabili»

Intervista a Luigi Grillo, ex presidente della commissione Trasporti al Senato. «Le privatizzazioni sono inevitabili», sbagliano «i sindacati conservatori che difendono soltanto i propri interessi»

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Da quattro giorni il trasporto pubblico di Genova è fermo. Lo sciopero iniziale, organizzato dai sindacati, si è trasformato in protesta «spontanea» dei lavoratori contro il piano di privatizzazione dell’azienda comunale Amt da parte del Comune. «Quello che sta accadendo è più un problema di cultura che di politica. C’è una parte di Italia che va contro ai cambiamenti. Non riesce a comprendere che oggi, in questa situazione di crisi, lo Stato non può più ripianare i deficit del trasporto pubblico», commenta il senatore Luigi Grillo, ex presidente della commissione Trasporti al Senato.

Beppe Grillo si è schierato a favore dei lavoratori: «I beni pubblici non si vendono», ha detto. Che ne pensa?
Mi spiace solo che il leader del Movimento 5 Stelle sia un mio omonimo. È un grande comico, un grande attore e le sue proposte sono simpatiche, accattivanti, soprattutto durante la crisi economica. Hanno una pecca: sono irrealizzabili.

Le proteste dei lavoratori serviranno a qualcosa?
Nel caso particolare, non saprei: i conti dell’azienda di trasporti genovese, l’Amt, non sono rosei e il Comune deve contenere i costi. La situazione è la stessa in altre città. Lo Stato non può più permettersi di pagare 15 miliardi all’anno per ripianare i deficit del trasporto pubblico, e nemmeno i comuni possono farlo. Le privatizzazioni sono inevitabili.

Funzioneranno i piani? Anche se sono dettati dalla contingenza?
Le municipalizzate sono una realtà che esiste da dieci anni e non da oggi. Alcune sono amministrate bene, altre male e sono diventate ricettacolo di clientele. Questa situazione, in un paese stretto dalla crisi economica, non è più accettabile. Chiaramente, la privatizzazione è una soluzione al problema.

Così non rischia di pagare di più per il trasporto?
Attualmente si paga molto di meno. E questo è uno dei problemi: non ci sono tariffe adeguate ai costi del trasporto. Alla fine le aziende vanno in deficit. Il modello che vogliono imporre i sindacati è quello di uno Stato centrale che risana totalmente i deficit. Basti ricordare il caso di Bologna che, negli anni Settanta, veniva sbandierato come il modello da seguire: l’azienda di trasporti non faceva pagare i biglietti a donne, studenti e anziani. E chi li pagava? Il Comune. E chi pagava il comune? Lo Stato.

Non c’è una strada alternativa alle privatizzazioni?
Il servizio trasporti va garantito con aziende efficienti. Questo obiettivo non può essere contrastato dal protagonismo di quei sindacati conservatori che difendono soltanto i propri interessi.

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