Genocidio. La Turchia tra accuse di «immoralità e islamofobia» al Papa e «finte scuse» agli armeni

Si avvicina il centenario e il Gran Muftì Mehmet Gormez torna a criticare il Pontefice. E il premier turco torna a negare il genocidio

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Turkish Prime Minister Ahmet Davutoglu visits Hungary

Si avvicina il centenario del genocidio degli armeni, che verrà commemorato venerdì 24 aprile, e la Turchia si agita. Se da una parte non può più negare tout court che un milione e mezzo di armeni sono spariti tra il 1915 e il 1923 dai territori dell’Impero ottomano, dall’altro non può neanche accusare i fondatori della patria turca di aver organizzato il massacro. Per questo si barcamena come può, ma il risultato è pessimo.

«IL PAPA È IMMORALE». Il Gran Muftì Mehmet Gormez, intervistato da Reuters, è tornato a criticare papa Francesco per aver osato parlare di “genocidio”: «Se tutti dobbiamo essere considerati responsabili per le sofferenze e i dolori passati, il Vaticano ne uscirà fuori come il grande sconfitto. Trovo le parole del Papa immorali e non riesco proprio a farle stare insieme con i principali valori del cristianesimo». Dopo aver dato lezioni di religione cristiana a papa Francesco, l’autorità religiosa ha aggiunto che «l’islamofobia dovrebbe essere considerata un crimine contro l’umanità».

NAZIONALISMO. Il Gran Muftì getta fumo negli occhi tirando in ballo la religione, perché la principale causa del genocidio fu il nazionalismo dei Giovani turchi, che volevano uno Stato-nazione senza armeni. Un nazionalismo che, a giudicare dalle parole di Gormez, è ancora vivissimo ma non è in grado di spaventare tutti. Il governo tedesco di Angela Merkel infatti appoggerà venerdì l’approvazione di una risoluzione in Parlamento per condannare «il genocidio degli armeni» ad opera dei turchi.

COMMEMORAZIONE A ISTANBUL. La Turchia, nonostante le pressioni, non ha intenzione di fare alcun passo indietro. Ieri il premier turco Ahmet Davutoglu ha annunciato che il 24 aprile a Istanbul verrà fatta una commemorazione per «ricordare in modo rispettoso e condividere il dolore dei nipoti e figli degli armeni dell’Impero ottomano che hanno perso la vita durante la deportazione nel 1915». Davutoglu ha aggiunto che non si può però parlare di genocidio perché «non si può ridurre tutto a una sola parola, considerando responsabile con una generalizzazione solo la nazione turca. Questo è legalmente e moralmente problematico».

«FINTE SCUSE». Queste parole del premier turco possono sembrare un passo avanti da parte di Ankara, ma non hanno fatto altro che irritare ancora di più gli armeni. «Le finte scuse del primo ministro Davutoglu non offrono alcun riconoscimento, non accettano alcuna responsabilità, non esprimono alcun pentimento e non offrono alcuna riparazione» per quanto successo, ha dichiarato il direttore esecutivo della Commissione nazionale armena americana, Aram Hamparian.

Foto Ansa

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