Genitore 1 e 2: papà e mamma sono solo numeri?

Maternità e paternità sembrerebbero offendere i nuclei arcobaleno: in realtà la decisione del ministro offende la stragrande maggioranza degli italiani

Gli orientamenti in ordine ai comportamenti sulla vita, e ai pronunciamenti circa le norme che che ne caratterizzano gli svolgimenti, sollecitano e richiamano – in particolare genitori e famiglie – ad essere protagonisti nell’educazione, aiutando i loro figli a scoprire gradualmente il loro essere “uomo” e “donna”, ad essere attenti e rispettosi dell'”altro” in ogni momento, dalla nascita alla morte, ad individuare il rapporto con l’altro in dimensione unitaria, a vedere nella sua essenza la sacralità della vita in tutti i suoi aspetti. 

Da qui il richiamo circa aborto, sterilizzazione, contraccezione, pillola Ru486, l’affitto dell’utero, la mercificazione dei nascituri, e quant’altro sino al “suicidio assistito” (viatico verso l’eutanasia), nonché la distruzione dell’istituzione familiare, in ordine ai quali noi cattolici, ed ogni persona di buona volontà, abbiamo il preciso obbligo di difendere la dignità della vita umana, e l’ambito irrinunciabile della famiglia costituita dall’unione di un uomo e di una donna, comunità in cui in sintonia culturale ed operative allevare i figli.

Il collegamento tra “etica della vita” e “etica sociale” evidenzia che non può “avere solide basi una società che – mentre afferma valori quali la dignità della persona, la giustizia e la pace – si contraddice radicalmente accettando e tollerando le più diverse forme di disistima e violazione della vita umana, soprattutto se debole ed emarginata” (Benedetto XVI). 

Ciò non manca di individuare gli errori profondi che caratterizzano le scelte dell’uomo in questo nostro momento storico, ma contemporaneamente non demonizza l’uomo che sbaglia, ma comunque nutre per esso grande rispetto e profonda attenzione. 

Di fronte al grande respiro di grande responsabilità, si corre – anche da parte dei cattolici – alle più amene banalità in auge di questi tempi. Gioca in tal senso il contesto culturale che ha accelerato il processo di secolarizzazione che tende ad assottigliare le differenze e minimizzare la vitalità di valori e tradizioni ritenuti superati e anacronistici “I tempi sono cambiati…”. E si commenta: “Non condivido queste derive umane, tuttavia ognuno è libero di pensare ed agire come crede”.” E si integra questo commento facendo passare come conquista democratica e affermazione concreta di laicità da parte dello Stato . 

A parte il fatto che in queste “democratiche” decisioni viene tralasciato il coinvolgimento dell’uomo, del “padre”, al quale viene negata la pari responsabilità e la sua pari autorevolezza… e ciò non è più frutto di libertà e di democrazia, ma di discriminazione. Tuttavia tali espressioni elidono il fatto che la libertà deve coniugarsi con la verità, e questa verità dice che comunque si è di fronte alla soppressione di una vita umana: «Il danno psicologico nasce e si concretizza nella donna, non tanto al momento in cui viene a conoscenza di aspettare un figlio, ma, con rimorsi e sensi di colpa, si manifesta profondamente dopo aver esercitato il “presunto diritto” di sopprimerlo impedendogli di crescere e di manifestarsi» (Oriana Fallaci, in Lettera a un bambino non nato). Purtroppo non pochi cattolici hanno sposato e sposano le tesi libertarie in auge, sostenendo nella comunità opzioni radicali, rifiutando contemporaneamente di evidenziare in alternativa ragioni a difesa della vita.

A completare l’azione di disgregazione della famiglia e di discriminazione dei suoi componenti, è di questi ultimi giorni la decisione del ministro Luciana Lamorgese di decretare che nella carta d’identità dei minori di 14 anni, e sui moduli di iscrizione alla scuola, i nomi di “madre” e “padre” vengano sostituiti con “genitore 1” e “genitore 2”.

Ai minori verrà di fatto eluso il diritto di identificare e di riconoscere i propri genitori – termine che deriva da “generare” – come mamma e papà, perché i loro genitori sono “1 e 2”: non più persone, ma numeri.

Maternità e paternità – chissà come e perché – sembrerebbero offendere i nuclei arcobaleno: in realtà la decisione del ministro offende la stragrande maggioranza degli italiani, in particolare i genitori legittimi, e penalizza i minori nel loro diritto di riconoscere pubblicamente di avere una mamma e un papà: come dovranno chiamarli? “Uno e due?”

Nelle bozze del decreto ministeriale si parlerà solo di genitori: ma i genitori non sono coloro che hanno generato i figli? Perché disconoscerli nominalmente? Generare dei figli è forse un delitto? Perché cancellare l’indispensabile costruzione dell’identità dei figli? Ma il ministro, e con lei il Garante della Privacy, si sono chiesti se la stragrande maggioranza delle famiglie condivide questa declassazione della genitorialità naturale, questa emarginazione culturale dei legittimi veri genitori? E i figli verranno poi identificati come “3 – 4 – 5…? Se loro restano figli, perché non possono restare padre e madre i loro effettivi genitori?

Smettiamola di destrutturare la famiglia, che è istituzione fondante la comunità nazionale. Ci sono ben altri problemi da risolvere, che non vanno messi in coda, ma affrontati celermente.

Come evidenziato dal Prof. Emanuele Bilotti su Avvenire «solo madre e padre, se protagonisti consapevoli della genitorialità naturale, possono garantire la piena dignità dei figli. Va riconosciuto il diritto fondamentale dell’accertamento della genitorialità dell’uomo e della donna che hanno generato attraverso l’esercizio della sessualità». La garanzia della dignità del nascere passa attraverso il loro riconoscimento. Per altre situazioni, fuori da questo contesto – unioni di fatto tra persone dello stesso sesso, e persone adottive – potrebbe essere agevolmente risolto il problema – se veramente esiste – ripristinando dopo “padre” e “madre”, la vecchia formula «chi ne fa le veci». Il tutto senza declassare scorrettamente a numeri i legittimi genitori. Ma questo sembra non rientrare nella dissacrante cultura attuale!

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